Piano Cave: una svolta? Davvero? (Gruppo 2019)

Piano Cave: una svolta? Davvero? (Gruppo 2019)

Venerdì scorso è stato annunciato che c’è una svolta nella pianificazione territoriale a Campiglia in relazione alle cave e alle aree da destinarsi a parco. Di fatto le osservazioni proposte in Regione sono state accolte solo in minima parte. La quantità estraibile da Monte Calvi è passata da 21 a 16 milioni di metri cubi ma si trattava di volumi assurdi in relazione alle verosimili esigenze e anche in questo modo rimangono volumi più che doppi di quelli di Monte Valerio che sono rimasti inalterati nell’approvazione del Piano Cave.

Detto questo non possiamo esprimerci su questa presunta svolta per diversi motivi. Il primo è di carattere meramente Istituzionale, il Sindaco, nella sua autonomia, ha deciso di anticipare i contenuti di uno schema di protocollo d’Intesa che noi non abbiamo mai visto e di cui non avevamo mai sentito parlare. Questo perché le opposizioni, che hanno dato il via al processo quando venne presentato l’ordine del giorno ormai un anno fa, non sono mai più state coinvolte nel percorso che deve essersi sviluppato.

Ci si può basare quindi solo sui segnali formulando ipotesi. È stata mostrata una carta in cui si individuano delle aree boscate e dei fronti cava dismessi della cava di Monte Calvi – su cui si è incentrata l’attenzione, che dovrebbero passare al comune. Ebbene pare molto difficile ipotizzare che l’attività estrattiva rimanga nell’attuale sede in modo tale da giustificare i quantitativi che la Regione Toscana ha assegnato a Monte Calvi. Sembra invece logico che si riproponga l’interesse per la realizzazione del progetto di congiunzione dei fronti cava di San Carlo e Campiglia nel territorio comunale di San Vincenzo.

Sul fronte della riconversione economica occupazionale e dell’ampliamento del parco, abbiamo sentito davvero poco. L’unica riconversione economica pensata per il settore estrattivo è il parco e questo è molto strano poiché le attività estrattive avrebbero trovato una nuova vita e una miglior riconversione in un vero sviluppo delle attività produttive tra il nodo infrastrutturale di Venturina e l’area industriale (e post industriale) e portuale piombinese.

Di questa fase di pianificazione, necessariamente sovra comunale, non v’è traccia alcuna.

Problema non diverso quello della valorizzazione di aree enormi – e di gran pregio – come quella dell’Etruscan Mines per cui si annuncia una volontà di valorizzazione ma che richiedono sia investimenti molto consistenti (leggeremo in questo schema di protocollo d’intesa cosa davvero è disposta a metterci la Regione) e soprattutto di una governance che attualmente è difficile da trovare.

La divisione netta che si è ormai determinata nella relazione tra comuni soci e Parchi Val di Cornia, rappresenta un ostacolo enorme allo sviluppo di simili progetti. Dunque tutto da vedere e di certo, per ora, c’è che la Val di Cornia per la Regione Toscana, deve rimanere un polo estrattivo per le prossime decadi.

Gruppo 2019

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