Uno scheletro sulla spiaggia di Baratti

L’erosione «scopre» un’antica tomba di epoca etrusco-romana
Uno scheletro etrusco perfettamente conservato è affiorato sulla spiaggia di Baratti. Lo ha svelato l’erosione del mare che sta colpendo l’arenile, mentre i lavori per proteggere la costa sono nuovamente slittati a fine agosto. La notizia del ritrovamento è rimbalzata di ombrellone in ombrellone. Un bagnante si è trovato improvvisamente al fianco uno scheletro, che tra il VII e il III secolo a.C. venne sepolto nella necropoli di San Cerbone. Un ritrovamento, se non fosse per lo stupore dei tanti turisti e curiosi che sono accorsi sul luogo, non avrebbe in verità dell’incredibile.

Già una quindicina di scheletri sono comparsi negli ultimi tempi in quel punto della spiaggia, almeno da quando un gruppo di giovani archeologi romani sta lavorando per la Sovraintendenza dei Beni Archeologici della Toscana, agli scavi aperti a fianco della chiesetta di San Cerbone.

I lavori sono iniziati nel 2004, quando un gruppo di studiosi dell’Aquila venne qui in cerca di scoperte risalenti al periodo medievale e scoprì invece quella che poi venne classificata come una necropoli di «periferia», nella quale venivano sepolti stranieri o persone rimaste al margine della città etrusca che qui, tra il VII e il IV secolo a.C., raggiunse il suo massimo splendore. Necropoli che ha il suo centro proprio a fianco della chiesa di San Cerbone, nel punto in cui è stato aperto il campo. Lì per il momento sono stati rinvenuti una settantina di scheletri vari, (è difficile risalire ad una chiara estrazione sociale), certo è che sono tutti privi di corredo funerario.

Gli scavi di San Cerbone hanno poi portato alla luce altari funerari della fine del III secolo a.C., da cui è stato possibile ricostruire tutti i rituali, i culti praticati, i riti effettuati. Una scoperta assai rara, che ha dell’incredibile. Gli scavi quest’anno eccezionalmente sono prolungati fino all’estate.

Il gruppo, composto di quattro archeologi, responsabili sul campo, tutti dottori di ricerca de La Sapienza di Roma e studenti della specialistica, è coadiuvato dal funzionario Andrea Camilli che lavora per la Sovraintendenza dei Beni Culturali della Toscana. Questa è ormai la loro quinta campagna di scavi, e quest’anno forse anche l’ultima. «Mancano i finanziamenti, alla fine dell’estate ricopriremo tutti i nostri scavi. Le nostre scoperte, risultato di molto lavoro, saranno nuovamente oscurate dalla terra. Basterebbero pochi finanziamenti per poterli ridar luce, per poter far chiarezza sul nostro passato», spiega rammaricata un’archeologa, i cui occhi sono pieni di passione ed entusiasmo La stessa passione ed entusiasmo di quei giovani che per ore accovacciati in quelle buche polverose, armati di scalpello e pennellini,, stanno lì alla ricerca del nostro passato.
Gaia Papi – La Nazione 12.8.2011

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