«Un bosco vale più di qualunque cosa, basta col cemento» Raphael Benazzi

«Un bosco vale più di qualunque cosa, basta col cemento» Raphael Benazzi

Raphael Benazzi, artista svizzero trapiantato a S. Vincenzo, ripianta alberi da anni e fa un appello agli amministratori.

Pensa, disegna, progetta e lavora. A 79 anni, Raphael Benazzi, svizzero residente dal 1962 a San Vincenzo, non è ancora stanco. È tra i maggiori scultori al mondo, e continua a produrre all’aria aperta dei boschi e delle colline di San Vincenzo, in via del Castelluccio, non lontano dal borgo di San Carlo. Dalla finestra del suo studio di scultura – attiguo all’ abitazione – si vedono gli oltre 8mila tra cipressi, pini ed altri arbusti che egli stesso, a sue spese, ha piantato e curato per la collettività.

scultura BenazziUn bosco meraviglioso, che discende per via del Castelluccio e costeggia la strada, con una sorta di “spazio magico” in cui produce sculture lignee di grandi dimensioni con i tronchi provenienti dall’Africa. Dentro lo studio campeggiano bozzetti, disegni, piccole sculture, libri e molte biografie e dvd di film che, in questi anni, molti autori e tv gli hanno dedicato.

Benazzi è svizzero, e ha pazienza e perseveranza da vendere. Ha piantato e curato questi meravigliosi alberi in questo mezzo secolo di vita a San Vincenzo. Uomo riservato e colto, Benazzi ha dedicato tutta la sua esistenza all’arte e alla natura, quella natura che lo ha visto nascere e crescere tra i lembi di terra elvetica sulle sponde del lago di Zurigo.

Quello che lo scultore rivolge al nostro giornale è un grido d’allarme per una natura che, sotto i suoi occhi vigili, sta soffrendo da tempo sotto i colpi del cemento e di uno sviluppo urbanistico che quasi mai pare averne tenuto conto. «In questo mezzo secolo – dice Benazzi – ho piantato migliaia di alberi, ripopolato i boschi di arbusti, creato bellezza. La bellezza è spirito, e un’anima alimentata dal bello è il massimo della qualità della vita. Ho fatto tutto a mie spese, e i risultati si vedono. Ma mi chiedo: come è possibile che gli amministratori locali non abbiano mai tenuto conto della bellezza, creando zone abitate che somigliano piuttosto a ghetti? Per quale tornaconto? Il politico è colui che pensa a lungo termine: ebbene, chi tra questi politici ha pensato al futuro?».

«Un albero, o una foglia, valgono molto di più, per noi uomini, di qualsiasi altra cosa. Tanto più valgono rispetto alla bruttezza e al cemento. Cemento sparso – prosegue il grande scultore – senza una regola, senza un criterio, senza mai tener conto della natura e del fatto che ogni idea urbanistica debba partire dal come inserire un’abitazione o un manufatto all’interno di una cornice naturale, senza alterarla e senza che sia questa ad adattarsi ai progetti urbanistici. Non ho parole per descrivere il danno incredibile che chi ha governato, con la complicità di molti cittadini, ha prodotto in questa terra».

Per Benazzi, la tutela della natura e la non riproducibilità del territorio, che se ne va via per sempre se consumato, sono concetti che si possono capire solo se si ha un’opportuna educazione culturale: «Non capire quale sia l’importanza per noi e per il nostro futuro della tutela e della cura dell’ambiente – spiega – significa non essere sufficientemente educati a livello culturale. Ferire e distruggere il territorio è un crimine: non ci sono altri termini più appropriati. Qui a San Vincenzo, anni fa, c’era chi coltivava la terra e c’erano i pastori. Attività che aiutavano il territorio a preservarsi e a ricavare da esso dei beni di prima necessità. Adesso – prosegue Benazzi – non c’è più nulla di tutto questo. Cosa impareranno i giovani che si affacciano al mondo dell’adolescenza, i più piccoli, che non conoscono più i nomi degli alberi e delle piante e non sanno che anche qui esistevano tali mestieri e attività. Quale importanza daranno all’ambiente, al territorio e al paesaggio se nessuno li educa? Evidentemente è stato più semplice spargere cemento sulla terra anziché curarla. Di solito l’ignoranza produce queste mostruosità. Come il padre che non sapendo come educare il figlio lo schiaffeggia anziché parlarci coltivandone l’anima».

Paolo Federighi – Il Tirreno 3.1.2013

Foto di R. Benazzi: Guido Cionini

Intervista a Raffael Benazzi all’occasione della retrospettiva organizzata dalla Fondazione Culturale  Hermann Geiger (Cecina) l’estate scorso.

Raffael Benazzi scultore (Youtube)

 

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