Sosta sulla Principessa, giusto pagare ma bisogna offrire servizi

Sosta sulla Principessa, giusto pagare ma bisogna offrire servizi

Scrive Leonardo Petri

Così come è adesso, non è una scelta di buon governo e anche sulla gestione sono stati fatti errori.

Scrivo sulla decisione del Comune di S. Vincenzo di istituire parcheggi a pagamento lungo la strada della Principessa, a margine della fascia costiera boscata del cosiddetto parco di Rimigliano (cosiddetto perché Rimigliano non è incluso nell’elenco ufficiale delle aree protette della Regione Toscana, non essendo stato mai istituito come tale).

In passato (dal 2001 al 2005) ho lavorato in qualità di responsabile della Divisione parchi naturali della società Parchi Val di Cornia, periodo in cui mi sono occupato, tra le altre cose, della gestione dei parcheggi a pagamento della Sterpaia e Baratti-Populonia, e più in generale della gestione complessiva delle aree verdi di Sterpaia e Rimigliano. È proprio l’esperienza diretta maturata in quegli anni che mi spinge a esprimermi pubblicamente in merito.

Il tema della introduzione della sosta a pagamento a Rimigliano non è nuovo ed era già stato preso in esame in passato: gestire con efficacia ed efficienza beni e servizi pubblici non equivale necessariamente a erogare tali servizi gratuitamente. Questo per chiarire che non sono aprioristicamente contrario alla proposta. Resta però il fatto che, a maggior ragione in un momento di forti ristrettezze economiche, il pagamento di una tariffa deve necessariamente corrispondere all’erogazione di servizi proporzionati a ciò che si chiede.

Entrando quindi nel merito, limitarsi a ridipingere di blu la segnaletica orizzontale da un giorno all’altro non mi pare in linea con questo modo di interpretare il “buon governo”. Sarebbe stato opportuno dotare l’area di adeguate infrastrutture, realizzando come minimo nuove aree di sosta, in prossimità ma esterne all’asse stradale, ombreggiate tramite vegetazione o teli o ancor meglio pannelli fotovoltaici. Si sarebbero ottenuti in tal modo più risultati: l’incremento della sicurezza stradale, la riduzione del rischio incendi, la produzione di energia da fonti rinnovabili. Al momento coloro che sostano lungo la carreggiata si trovano invece da un lato il traffico veicolare, dall’altro il passaggio dei ciclisti, visto che, lato mare, i parcheggi sono adiacenti alla pista ciclabile. Sinceramente non mi pare una situazione ottimale dal punto di vista della sicurezza.

Per quanto riguarda poi il metodo, trovo del tutto privo di senso l’affidamento della gestione del servizio a un soggetto diverso dalla società Parchi Val di Cornia, che da circa un decennio svolge, con validi risultati ed avendo maturato una notevole esperienza nel settore, la medesima funzione nelle aree protette di Baratti e Sterpaia. I cittadini residenti a San Vincenzo sono a conoscenza del fatto che la Parchi appartiene anche a loro? Che senso ha affidare il servizio di gestione parcheggi ad un ulteriore soggetto? Non si parla continuamente di semplificazione, riduzione delle duplicazioni, contenimento dei costi di gestione? Che fine ha fatto la scelta strategica del sistema dei parchi come bene comune di tutta la Val di Cornia? Io continuo a ritenere quella scelta un’idea vincente, e tale giudizio, nel tempo, è stato confermato da soggetti ben più autorevoli del sottoscritto.

Trovo che l’istituzione dei parcheggi a pagamento a Rimigliano, per il modo in cui è stata decisa e in cui viene gestita, vada in una direzione diametralmente opposta ai principi che hanno animato quella prospettiva territoriale unitaria che aveva orientato, a partire dagli anni ’70, le politiche e le scelte urbanistiche dei Comuni della Val di Cornia, nel lodevole tentativo di contrastare lo sfruttamento speculativo della costa e di gettare le basi di uno sviluppo ecologicamente ed economicamente sostenibile di quel territorio.

Leonardo Petri

Il Tirreno 11.7.2012

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