SOS nel golfo di Baratti – Si aggrava il processo di erosione

Le mareggiate di quest’inverno hanno avuto effetti devastanti nel Golfo di Baratti. Le onde sono arrivate a scavare le fondamenta dell’antica chiesina di San Cerbone ed hanno invaso, mettendoli seriamenti a rischio, gli scavi archeologici sulla riva. Siamo all’emergenza e non c’è più tempo per aspettare gli interventi previsti dal piano della Provincia.

L’assessore all’ambiente Marco Chiarei  ha cercato in questi mesi di mettere in piedi una soluzione in grado di tamponare almeno i guai maggiori. La sponda l’ha trovata nell’assessore regionale all’ambiente Annarita Bramerini e, la settimana scorsa, è arrivato il via libera definitivo per un intervento da attuare con le procedure della “somma urgenza”, che consentono di abbreviare i tempi per l’assegnazione dei lavori.

«La Regione – spiega Chiarei – ha riconosciuto l’assoluta necessità dell’intervento ed ha autorizzato la Provincia a considerarlo, di fatto, come una anticipazione del progetto definitivo. Sarà dunque possibile finanziare, con un importo di circa 200mila euro provenienti dal fondo complessivo per il ripascimento del golfo, un piano per mettere almeno provvisoriamente in sicurezza la chiesina e gli scavi sul mare».

Il piano prevede il posizionamento, per un tratto di 250-300 metri, di sacche in geotessuto riempite con sabbia. «In questo modo – spiega Chiarei – si possono realizzare strutture modulari che possono essere facilmente rimosse una volta risolto il problema più complesso dell’erosione».

La soluzione è stata discussa anche con il professor Enzo Pranzini, docente di scienze della terra all’Università, che da anni si occupa dell’erosione a Baratti. «È l’unico intervento possibile per fermare l’emergenza – sostiene Pranzini. La situazione dell’erosione è decennale, ma si è senz’altro aggravata soprattutto a San Cerbone, nella zona del Casone. Gli scavi archelogici, con l’abbassamento del terreno, hanno certo creato una situazione ancora più delicata».

«Le barriere che saranno posizionate a protezione della chiesa e degli scavi – spiega ancora il professor Pranzini – saranno costituite da tubi in tessuto lunghi una ventina di metri, a sezione variabile e riempiti di sabbia, per un’altezza di circa 1 metro e mezzo. Una volta che non serviranno più, possono essere facilmente rimossi tagliando i sacchi e lasciando che il mare rimangi la sabbia».

«Non sarà una soluzione esteticamente bella – aggiunge Chiarei – ma la priorità è tamponare l’erosione. Regione e Provincia ci hanno affidato l’attuazione dell’intervento, che eseguiremo utilizando le procedure di “somma urgenza”. Non abbiamo per questo l’obbligo di richiedere pareri anche se coinvolgeremo la Sovrintendenza archeologia e gli altri enti».

Previsioni sui tempi? «Credo che in un paio di mesi al massimo – dice l’assessore – potrenno chiudere le procedure burocratiche e dare via ai lavori, per i quali sono previste un paio di settimane. Esistono aziende specializzate in questo tipo di opere alle quali ci rivolgeremo».

L’anticipazione dei 200mila euro necessari è stata resa possibile anche perchè il progetto generale della Provincia è stato parzialmente rivisto in fase di conferenza dei servizi. Inalterata l’idea di chiudere i due canaloni, a Sud e a Nord della beach rock situata nelle parte centrale del golfo, che costituiscono la via di fuga della sabbia. Ma mentre in precedenza erano previsti quattro settori per le barriere sottomarine, uno, nella parte settentrionale, non sarà realizzato per non danneggiare al posidonia. Si prevede dunque un risparmio nella realizzazione dell’opera, senza che, secondo i tecnici, ne risenta l’efficacia del risultato finale.

Il primo intervento del piano della Provincia sarà tuttavia costituito dal ripascimento sperimentale della spiaggia con 10mila metri cubi di sabbia prelevata da una cava sottomarina al largo del golfo. Una volta chiusi i canaloni, ne occorreranno circa 130mila metri cubi per recuparare la spiaggia perduta in questi anni.

GIORGIO PASQUINUCCI

Il Tirreno 31.1.2011

 

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