Saline e allevamenti di pesci: ecco la Carlappiano del Medioevo

Saline e allevamenti di pesci: ecco la Carlappiano del Medioevo

Saline e allevamenti di pesci. Gli ultimi scavi archeologici a Carlappiano delineano in modo più chiaro le attività che interessarono l’area dell’antico «stagno di Piombino» una vasta zona vicino al mare che veniva sfruttata come una importante risorsa economica nel medioevo.

Un team di ricercatori dell’Università di Siena coordinati dalla professoressa Giovanna Bianchi e dal professor Richard Hodges, dall’ottobre 2015 si sono aggiudicati l’importante finanziamento di due milioni e mezzo di euro presentando un progetto dal titolo «Origini di una nuova unione economica: risorse, paesaggi e strategie politiche nel Mediterraneo». Il progetto è inserito nel programma delle scienze eccellenti europee denominato Erc (European Research Council) Advanced 2014.

La sua principale finalità è la comprensione dei tempi e delle modalità della crescita economica tra VII e XII secolo e di quali siano state le condizioni che l’hanno resa possibile. Nei mesi di settembre e di ottobre un ampio team composto da ricercatori e studenti provenienti da atenei italiani ed esteri ha avviato i primi due scavi archeologici compresi nel progetto. Si tratta dei siti di Carlappiano, interno al parco della Sterpaia gestito dalla Parchi Val di Cornia e del sito di Vetricella posto nella pianura sottostante Scarlino.

Le ricerche sono state condotte in collaborazione con i comuni di Piombino e di Scarlino. La campagna di scavo condotta a Carlappiano, coordinata dalla dottoressa Luisa Dallai, ha avuto come scopo di indagare e ricostruire parte del contesto legato all’originaria laguna di Piombino che nel Medioevo ebbe un rilevante ruolo economico, sia come luogo di scambi tra l’interno ed il mare sia per le sue risorse (saline, allevamento di pesci).

I saggi di scavo hanno interessato alcuni dei punti chiave individuati dalle attività diagnostiche condotte nel corso dei mesi estivi; queste ultime, unite all’analisi dei materiali archeologici già visibili in superficie, avevano consentito di delimitare un’area di rilevante interesse, attorno alla quale l’analisi delle foto aeree rendeva evidente l’esistenza di un articolato sistema di paleoalvei e canali. Lo scavo ne ha confermato la presenza, ed ha evidenziato anche la profondità delle incisioni prodotte dalle acque. Il rinvenimento di frammenti laterizi e resti ossei lungo gli argini ed all’interno delle canalizzazioni indagate testimonia inoltre una serie di attività umane collegate all’uso prolungato dei canali.

La Nazione 2.1.2017

Foto: La Nazione

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