Legge sul turismo: alberghi diffusi solo nei piccoli comuni

Legge sul turismo: alberghi diffusi solo nei piccoli comuni

Stesso mercato, stesse regole. Le associazioni di categoria sono contrarie all’albergo diffuso e agli affittacamere con meno regole da rispettare e meno controlli. Sta tutto scritto nella riforma del testo unico del turismo licenziata il 2 febbraio scorso dalla giunta regionale. Un’accellerata alla liberalizzazione delle strutture turistiche che fa storcere il naso a Confcommercio, Confesercenti, Confindustria e Alleanza delle cooperative.

Secondo loro va limitata la crescita degli affittacamere non professionali che arrivano a valere circa il 50% del mercato, e devono operare solo in comuni sotto i 1000 abitanti e non nelle grandi città dove si crea concorrenza sleale. Per il presidente regionale di Confcommercio Franco Marinoni «il testo approvato è un’occasione persa per la lotta all’abusivismo e alla concorrenza sleale. La giunta regionale ha vanificato un anno di concertazione».

La presidente regionale di Asshotel-Confesercenti Anna Duchini scende nel concreto: «A noi imprenditori la legge regionale ci impone di comunicare il numero e quanto sono grandi le camere, quante sedie abbiamo. Perché certe regole dovrebbero valere per noi, mentre per l’altro 50 per cento no?». E la speranza è di far cambiare idea alla giunta prima della fine della legislatura. Anche se va bene tornarci sopra all’inizio della prossima.

Le categorie chiedono di continuare a far parte della cabina di regìa sul turismo. Vogliono che sia comunicato alle istituzioni l’affitto dell’appartamento. Che le case per ferie, gli ostelli e i rifugi restino fuori dai canali commerciali per non entrare in conflitto con le tradizionali strutture ricettive. Che venga fatta chiarezza sull’attività delle agenzie di viaggio. Vogliono la sospensione degli esami di abilitazione e proseguimento della professione di guida turistica nei siti speciali. L’eliminazione alle deroghe di guida turistica e l’adeguamento delle sanzioni. Sparite le Apt e le Province, insistono per una riorganizzazione delle aree turistiche in funzione di una migliore promozione e commercializzazione: il ritorno ai 33 ambiti territoriali non li convince.

Samuele Bartolini – Il Tirreno 10.3.2015

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