«Febbre fotovoltaica» Ci scrive un agricoltore della Val di Cornia
«In questo periodo nella Val di Cornia sono aperti diversi cantieri fotovoltaici, grandi impianti che occuperanno per decenni il suolo agricolo e modificheranno irrimediabilmente il paesaggio.
Tutti hanno un solo denominatore, la fretta.
Stuoli di ingegneri ultra qualificati si sprecano nello stilare “cronoprogrammi ” settimanali cercando di indovinare quando e come finiranno i lavori.
Belli gonfi del loro “teorico sapere”, passano le giornate a dire alle ditte costruttrici “sbrigatevi”, “non è possibile”, “non abbiamo tempo”, “siamo in ritardo dovete farcela”, “non me ne frega se piove”…
Non ne ho ancora trovato uno che riesca a concepire che quando piove la terra è bagnata… e in campagna o non si lavora oppure si rende molto di meno…

Vorrei documentare con foto tanto per fare 2 risate un po’ di scene degne di candid camera, bilici spariti nei fossi, battipali affondati nel fango fino a sparire, “funzionari” di queste imprese, tutti business e cellulare, in cravatta e scarpine pulite, caduti in una pozza e sporchi fino alle orecchie….ci sarebbe da ridere tre giorni.
E’ come se la nostra terra di Maremma volesse mettere qualche punto fermo alla proverbiale efficienza brianzola… un po’ come si autodifendesse, come se cercasse di riequilibrare il sistema….
Bei tempi quando di questi giorni si seminava il grano.
Un agricoltore»

