CAVE : Il 2018 è già troppo e non si tocca! Comunicato del Comitato

Dopo le dichiarazioni del segretario del partito democratico della Val di Cornia possiamo dire che la lunga vicenda delle cave di Campiglia è sempre più un caso di cattiva politica. Come già era emerso dalla ricostruzione degli atti comunali mancano affidabilità, trasparenza, coerenza:

Prima la liberalizzazione della vendita del calcare, che ha aumentato i ritmi di escavazione, poi la proroga delle concessioni a vantaggio dell’impresa Cave di Campiglia con il raddoppio dei materiali da estrarre (da 4 milioni a 8 milioni di metri cubi). Si tratta di scelte pesanti di interesse comprensoriale non prive di lati oscuri e di conflitti d’interesse, un pericolo anche per il destino del parco di San Silvestro.

Contemporaneamente (era il 2002), i sindaci firmavano un’intesa con il presidente della Regione Toscana Claudio Martini che andava in tutt’altra direzione, impegnando tutti a ridurre nel tempo le escavazioni a Monte Calvi ed a giungere alle naturali scadenze senza ulteriori proroghe.

Dopo le nostre denunce, di alcune associazioni ambientaliste come Legambiente e di poche forze politiche, di recente due consigli comunali (quello di Piombino e quello di Campiglia, dove il PD è maggioritario) hanno approvato documenti che stabilivano in modo inderogabile al 2018 la fine delle escavazioni a Monte Calvi.

Oggi i vertici del PD affermano che anche quella data è da riconsiderare. Si tratterebbe di un sopruso, un fatto grave a cui tutti coloro che vogliono bene al territorio della Val di Cornia dovrebbero ribellarsi. Tutto ciò per evitare che le ferite all’ambiente si trasformino anche in ferite alla democrazia, alimentando le già elevate preoccupazioni dei cittadini e dei lavoratori.
Comitato per Campiglia

23 dicembre 2008

SULLA STAMPA:

Il  Comitato per Campiglia critica il segretario del Pd Tortolini e chiede la riduzione delle escavazioni

«Cave, la proroga ferirebbe ambiente e democrazia»

Le dichiarazioni del segretario della federazione del Pd Tortolini sulla eventualità di un nuovo piano di esacavazione delle cave di Campiglia, anche dopo la scadenza della concessione prevista nel 2018, hanno suscitato un’altra secca reazione del Comitato per Campiglia, che defincisce la vicenda delle cave «un caso di cattiva politica».

«Come già era emerso dalla ricostruzione degli atti comunali – sostiene il Comitato – mancano affidabilità, trasparenza, coerenza: prima la liberalizzazione della vendita del calcare, che ha aumentato i ritmi di escavazione, poi la proroga delle concessioni a vantaggio dell’impresa Cave di Campiglia con il raddoppio dei materiali da estrarre (da 4 milioni a 8 milioni di metri cubi)».

Per il Comitato sono «scelte pesanti non prive di lati oscuri e di conflitti d’interesse, un pericolo anche per il destino del parco di San Silvestro».

E il Comitato ricorda che nel 2002 i sindaci avevano firmato un’intesa con il presidente della Regione Claudio Martini che andava in tutt’altra direzione, impegnando tutti a ridurre nel tempo le escavazioni a Monte Calvi ed a giungere alle naturali scadenze senza proroghe.

«Dopo le nostre denunce, di alcune associazioni ambientaliste come Legambiente e di poche forze politiche – sostengono al Comitato – di recente due consigli comunali di Piombino e Campiglia hanno approvato documenti che stabilivano in modo inderogabile al 2018 la fine delle escavazioni a Monte Calvi. Oggi i vertici del Pd affermano che anche quella data è da riconsiderare. Si tratterebbe di un sopruso, un fatto grave a cui tutti coloro che vogliono bene al territorio dovrebbero ribellarsi, per evitare che le ferite all’ambiente si trasformino anche in ferite alla democrazia».

29.12.2008

Il Tirreno

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