Venturina, il Museo del lavoro cambia pelle

Venturina, il Museo del lavoro cambia pelle

Nato come museo contadino, come raccolta di oggetti-testimonianza di antiche pratiche in via di estinzione, e considerato come risorsa “identitaria” di un luogo e di una popolazione, il museo del lavoro di Venturina sta cambiando pelle: si trasformerà in qualcosa di diverso, ossia in un moderno museo etnografico e etnoantropologico. Questa nuova dimensione renderà il museo strumento ideale per il legame tra un passato e un presente che di “quel” passato avverte la necessità e, allo stesso tempo, lo snodo più immediato e funzionale tra i luoghi di raccolta e rielaborazione dei saperi e la loro divulgazione.

La riqualificazione del museo del lavoro è un progetto partito dall’assessorato alla cultura e seguito dal Comitato cittadino, dalla Sefi, che si occupa della gestione della manutenzione, coordinato da un gruppo di ricerca dell’Università di Siena e di Firenze (tramite l’associazione Idast). «L’équipe si sta muovendo con l’obiettivo di proiettare la struttura al di fuori dell’edificio museale per diventare tutt’uno col territorio – spiega l’assessore alla cultura, Jacopo Bertocchi – Vogliamo che il museo parli di sé e non rimanga una dimensione rappresentativa, che diventi un luogo “esperienziale”, dove non ci si limiti a prendere visione di un insieme di nozioni, ma le si “pratichino” e le si sperimentino, anche attraverso l’organizzazione di eventi culturali e convegni – prosegue Bertocchi – Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto dall’équipe di ricerca e dal Comitato cittadino in questa prima fase del nostro progetto, molto ambizioso, che ha l’obbiettivo di rendere il museo più visibile, accogliente e fruibile da parte dei visitatori, studenti e ricercatori».

Il “sapere contadino” rappresenta un tesoro inestimabile. «L’idea è trasmettere questi saperi alle generazioni future, coinvolgere l’intera struttura socio-economica locale nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio – puntualizza Bertocchi – Opereremo su diversi livelli: da quello scolastico, attivando la didattica museale, a quello delle associazioni del territorio, non solo comunali – puntualizza – Dopo il lavoro di raccolta delle testimonianze, il primo passo sarà quello di catalogare tutta la donazione conservata all’interno della struttura museale, utilizzati per svolgere i lavori che hanno caratterizzato l’attività economica della Val di Cornia negli ultimi cento anni, e cercare la rispondenza del museo con moderni standard dei poli museali – conclude Bertocchi – Contiamo di farlo entro la fine del 2013».
Serena Insero – Il Tirreno 28.6.2012

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