Sacchi per salvare San Cerbone e scavi

La chiesa di San Cerbone sembra star su per scommessa. Mentre gli archeologi – al cimitero medievale e alla fonte – tentano di battere l’avanzamento dell’erosione, abitanti e turisti temono l’arrivo delle burrasche prima degli interventi promessi per difendere la costa.

Invece – entro la fine della prossima settimana – si parte con la posa dei sacchi in geotessuto (brevetto Geosystem) lungo la battigia, proprio in quest’area dove il rischio è massimo: tra San Cerbone nuovo e la fonte. «I tubi in geotessuto ad alta deformabilità copriranno 270 metri lineari – assicura l’assessore all’ambiente Marco Chiarei – tutta la zona maggiormente aggredita dall’erosione, prevediamo di completare l’operazione in due mesi. I tubi saranno posizionati sulla spiaggia, attaccati alla falesia e il poco spazio “libero” tra la falesia e il geotessuto sarà coperto perché non entri il mare».

Eseguirà le operazioni di posa la ditta Benassi. Il Comune anticiperà i circa 290mila euro necessari per l’intervento, che saranno reintegrati (all’80%) col finanziamento regionale. Perché in realtà si tratta di fondi già stanziati dalla Regione e legati al maxi progetto per la protezione e il ripascimento di Baratti. «Da sottolineare – riprende Marco Chiarei – che si tratta di una prova sperimentale. In precedenza il geotessuto è stato utilizzato spesso, ma sempre sott’acqua. Questi moduli – spiega – sono più corti, di circa 6 metri (alti un metro e mezzo, larghi tre) proprio perché devono essere modulati seguendo la costa.

La situazione sarà monitorata continuamente e si vedranno gli effetti. Stavolta non è importanete l’aspetto estetico, che anzi passa in secondo piano». Le priorità sono altre, sotto gli occhi di tutti. «Anche la Regione Toscana – conclude l’assessore Chiarei – ha spinto sulla sperimentazione, proprio per la necessità d’intervenire subito». Subito perché troppo tardi è vicinissimo.
CECILIA CECCHI – Il Tirreno 28.9.2011

 

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