Rifondazione: cave da dedicare solo all’industria siderurgica

Il dibattito sull’attività estrattiva del Campigliese

Sul futuro delle cave dopo le dichiarazioni del segretario del Pd della Val di Cornia, Matteo Tortolini, interviene il direttivo di Rifondazione di Campiglia e San Vincenzo. «La prima cosa che Tortolini deve ammettere sono gli errori clamorosi commessi dal Comune di Campiglia e spiegarne pubblicamente le ragioni» sostiene il direttivo con riferimento alle decisioni di consentire la libera vendita del calcare (1997) e il raddoppio dei volumi estraibili da 4 a 8 milioni di metri cubi (2002). «Poi dovrebbe impegnarsi per rivedere l’attuale piano di coltivazione – aggiunge – riportando la cava di Monte Calvi alla sua originaria funzione di cava per l’industria: prima e non dopo che il danno si sia compiuto. La realtà è che il Comune di Campiglia ha semplicemente assecondato le mire speculative dei proprietari, tanto più aggressive quanto più la cava passava di mano dalle imprese siderurgiche piombinesi a nuove imprese locali».

Rifondazione chiede di chiarire il ruolo di Asa. «A quanto pare era azionista unico della società Cave di Campiglia già dal 2001, ancora prima delle autorizzazioni per il raddoppio della cava, a cui risulta che la Lucchini, proprietaria del sito, abbia ceduto, tramite locazione finanziaria, la titolarità e l’utilizzazione del complesso estrattivo». Ma viene chiamato in causa anche Lorenzo Banti. «Non è infine marginale, in questa vicenda, il ruolo dell’ex sindaco di Campiglia nominato presidente della Cave di Campiglia come rappresentante di Asa, e rimasto in carica anche quando l’azienda ha deciso di uscire dalla Società. Tutt’ora è presente negli organi di direzione del Pd». E conclude la nota di Rc: «Il problema della siderurgia sta a cuore a tutte le forze politiche, a partire dalla difesa della produzione e dell’occupazione».

31.12.2008

Il Tirreno

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