Principessa, la ciclabile nel mirino

Principessa, la ciclabile nel mirino

Traffico al rallentatore, ciclisti che snobbano il tratto a loro riservato. Biagi difende le sue scelte: «Incidenti in calo»

Da anni ormai i giornali scrivono dei problemi di viale della Principessa, il cui assetto è stato stravolto nel 2008. Corsie più strette per far posto ai parcheggi su ambedue i lati (quest’anno quelli sul lato monte sono gratuiti), pista ciclopedonale insicura e affollata, le improvvise entrate in strada delle auto dalle vie e molto altro. La storia si ripete. Se la viabilità e l’assetto stravolto e insicuro della strada – diventata comunale, da provinciale che era, pochi anni or sono – non facilitano il traffico (e a poco vale che i sostenitori del nuovo assetto si barrichino dietro il presunto calo di incidenti), va detto che la responsabilità degli automobilisti (non tutti, è ovvio, ma bastano pochi per far andare in tilt il traffico) non è poca.

Una foto del 16 agosto. Sono le 14 circa e percorriamo viale della Principessa, nella quale quest’estate, detto per inciso, i parcheggi sono stati molto più vuoti del passato. Innanzitutto si assiste a molte inversioni a U. Le auto parcheggiate, al momento di uscire e cambiare direzione, fanno la manovra di inversione bloccando il traffico e creando rischi notevoli. I ciclisti, poi. Sì, perché ci sono quelli che vanno troppo veloci sulla pista ciclopedonale, dove il limite è di 20 km/h, e rischiano di fare strike contro i malcapitati birilli rappresentati da famiglie al completo che transitano dalla ciclopista per andare in spiaggia.

principessa-bagnantiQualcuno potrebbe obiettare: perché transitano di lì? Semplicemente perché non c’è altra possibilità: per andare in spiaggia, devono passare di lì. Certo è che c’è gente che la percorre per molte decine di metri, o centinaia, riempiendola nel senso della larghezza e fregandosene di chi sta dietro, dei ciclisti, degli altri pedoni, di chi fa jogging. Il ciclista arriva, e se sfiora troppo il cordolo di cemento giallo, che separa i parcheggi blu dalla ciclopista, rischia di restare impresso come una fotografia nello sportello di qualche auto che si apre. Succede sempre.

Le strisce bianche per attraversare sono pochissime, e la gente entra in strada e incrocia quando e come può per andare sul lato mare. Ci sono poi i ciclisti che vogliono allenarsi e andar forte, e che scelgono di trascurare la ciclopista andando sulle corsie di transito. In questo modo creano molti problemi alle auto, anche perché non è raro vedere due o tre ciclisti affiancarsi e mettersi a chiacchiera per lunghi tratti.

I mezzi di soccorso. Superare, poi, è difficile e sconsigliato, e mentre scriviamo, passa un’ambulanza: è davvero difficile, in una strada così stretta, che un mezzo di soccorso possa andare veloce per le urgenze. E’ un percorso a ostacoli, non c’è niente da fare, e capiamo coloro che scelgono di prendere la superstrada per dirigersi all’ospedale di Cecina. Stessi problemi si presentano per gli autisti di autobus.

La maggioranza consiliare ha sempre difeso la scelta del nuovo assetto della strada. Ma ora le polemiche e le critiche, anche sul web, sono francamente troppe per essere trascurate e, tra l’altro, fondate. Gli automobilisti, poi, ci mettono del loro. I sorpassi, in una strada che d’estate ha il limite di 50 km/h (70 km/h per il resto dell’anno), si ripetono a gran frequenza, e i rischi – fra chi attraversa, i ciclisti, le auto in senso contrario – sono notevoli. E ai vigili, visti certi parcheggi più che “sportivi”, non è restato altro che fare multe e portare via qualche macchina: una scena che quest’estate, come quelle scorse, molti hanno visto. Ti giri, e vedi che dalle traverse di viale della Principessa entrano in strada le auto, e sulla pista passano le biciclette: è una pista fatta male, non c’è che dire. Il sindaco Michele Biagi, dal canto suo, difende l’assetto della Principessa: «Non ho ricevuto lamentele – dice – e gli incidenti diminuiscono. Pensiamo comunque a qualche novità, ma solo alla fine della stagione».

Paolo Federighi – Il Tirreno 17.8.2013

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