“Perché sono contrario a quell’albergo sul mare” Scrive Rossano Pazzagli

“Perché sono contrario a quell’albergo sul mare” Scrive Rossano Pazzagli

Il Comune di Piombino sta per adottare un piano urbanistico, denominato piano particolareggiato di Baratti, che prevede la trasformazione dell’antico podere il Casone in un albergo di lusso. Il complesso poderale del Casone è adiacente al Parco archeologico di Baratti e Populonia e si presenta come una rara architettura rurale in riva al mare, una delle poche rimaste nell’intera Maremma toscana. Oltre a insistere su un’area archeologica di straordinario valore e in parte ancora da scoprire, rappresenta dunque un elevato valore storico e paesaggistico, mentre l’economia della zona, colpita dalla crisi e già dotata di numerose strutture ricettive, non ha bisogno di un ulteriore albergo in un punto così delicato e sensibile. Da una breve ricerca cartografica risulta che l’edificio del Casone era già esistente nel 1821: circa due secoli fa esso era l’unico fabbricato di un certo rilievo lungo la costa del golfo di Baratti, situato a poca distanza dalla chiesetta di San Cerbone, a qualche decina di metri dalla Fonte di San Cerbone e in prossimità di una foce che potrebbe farci pensare all’antico porto etrusco.

La trasformazione alberghiera della casa colonica e degli annessi rurali comporterà inevitabilmente una forte alterazione dei caratteri tipologici ed architettonici del complesso, con inevitabili danni culturali e paesaggistici, in primo luogo per il patrimonio archeologico del sito. Il piano particolareggiato che il Comune si appresta ad adottare è stato tra l’altro oggetto nei mesi scorsi di un percorso partecipativo sostenuto dalla Regione Toscana e attivato grazie all’impegno di numerosi cittadini singoli e organizzati in comitati; proprio questo percorso partecipativo aveva fatto emergere la generale contrarietà della popolazione alla destinazione alberghiera del Casone, proponendo un suo utilizzo come struttura di servizio al Parco. Ma l’amministrazione comunale di Piombino è rimasta sorda a questa indicazione condivisa.

Ritengo necessario e urgente un intervento del ministero dei Beni culturali e delle Soprintendenze. Anche le istituzioni (Regione e Provincia) dovrebbero intervenire tempestivamente per impedire la trasformazione del Casone e scongiurare il pericolo di destinazioni d’uso improprie rispetto alla vocazione storica di questo immobile, al suo valore paesaggistico e alla sua insistenza su un’area archeologica di primaria importanza.

 Prof. Rossano Pazzagli (storico, Università degli studi del Molise)

 Il Tirreno 29.02.2012

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