«Canoni più alti per le estrazioni»

«Canoni più alti per le estrazioni»
Campiglia, sulle cave Legambiente insiste per scoraggiare gli scavi.
«Il riciclodi rifiuti, che può sostituire i materiali di cava, richiede il doppio di personale a parità di metri cubi estratti». La posizione di Legambiente della Val di Cornia sul problema cave vuole rappresentare un rassicurante monito a chi teme che la fine dell’attività estrattiva possa creare problemi occupazionali seri in un comprensorio già molto compromesso.
Secondo l’associazione ambientalista ci sono materiali da considerarsi indispensabili per alcune produzioni (calcare microcristallino, i materli scavati a Scarlino per l’attività della Solvay, i feldspati di Botro ai marmi) ma essi rappresentano solo «il trenta per cento di quanto viene scavato nelle quattro cave del campigliese, tutto il resto è materiale che, in tempi più o meno brevi, potrebbe benissimo essere sostituito da prodotti di riciclo, se ci fosse la volontà di raggiungere questo traguardo».
Gli esempi che Legambiente porta riguardano paesi come Olanda, Belgio e la stessa Germania che, non avendo monti da scavare, riescono comunque a costruire strade, ponti, aeroporti. «In questi stati – viene sottolineato – per la stragrande quantità vengono riciclati i materiali che essi hanno, soprattutto i rifiuti industriali. Esistono industrie del riciclo con migliaia di dipendenti. Si tratta quindi di ridurre le escavazioni di materiale sostituibile con prodotti riciclati, riducendo così anche il danno che la presenza delle cave porta ad altri settori di lavoro, primo fra tutti il turismo culturale».
La questione nella sostanza per gli ambientalisti è solo politica: «in altri paesi più civili gli oneri per chi scava sono stati resi molto più gravosi ( non €/mc.0,49 ma anche €/mc. 20) rendendo quindi vincente l’uso di materiali riciclati e sviluppando l’occupazione. «E soprattutto – sottolinea Legambiente – va evitato che le scelte siano prese nell’esclusivo interesse di pochi privati e non programmate, proprio come dice Caramassi quando parla di bilancio dei flussi di materia».
Da qui la proposta: «L’incremento di costi del riciclo può essere assorbito solo se vi è un aumento degli oneri di concessione ad estrarre con facilitazioni per chi usa materiali riciclati obbligatoriamente usabili per le opere pubbliche, come previsto dalla Comunità Europea per il 2020, fino al 70% del fabbisogno».
La Nazione 27.9.2015

 

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