Campiglia, una stazione senza la biglietteria

Campiglia, una stazione senza la biglietteria

Cassa chiusa e macchinette guaste: la protesta di una ventina di viaggiatori diretti a Salerno:

La triste scritta “chiuso” dove fino a qualche tempo fa trovavi una persona che ti faceva il biglietto, accanto una macchinetta automatica con la scritta “non disponibile”, l’altra a fianco, apparentemente in funzione. Ma solo a prima vista. Perché nessuno dei circa venti viaggiatori che volevano fare il biglietto è riuscito a farselo emettere: assenza di collegamento e poi la scritta “impossibile procedere per problemi tecnici”. Non meglio identificati, ma sufficienti a far arrabbiare chi doveva prendere il treno.

Questa era la situazione ieri pomeriggio alla stazione di Campiglia, l’unica vera della Val di Cornia, l’unico accettabile collegamento con il mondo via strada ferrata. Ma le Fs risparmiano, sulla pelle dei viaggiatori, automatizzano e se non funziona niente, in fondo, è lo stesso.

A fianco della stazione, a dire il vero, c’è il simpatico edicolante. Ti accoglie col sorriso e qualche biglietto ce l’ha, ma solo di quelli a fascia chilometrica, al massimo per andare a Firenze con un regionale o a Piombino. Solo che ieri, in stazione, c’erano una ventina di persone che dovevano prendere l’Intercity diretto a Salerno, quello che ferma a Grosseto, Civitavecchia, Roma, Latina, Napoli, insomma, quello che collega la Val di Cornia con il sud d’Italia. E non tutti, c’erano anche persone anziane in attesa dell’Intercity 511 diretto al sud, hanno dimestichezza con le prenotazioni on line, le app sullo smart-phone e tutte le moderne soluzioni che le Ferrovie hanno introdotto per semplificare da una parte la vita a chi le sa usare, ma anche per risparmiare sul personale in stazione, quello che mentre compravi il biglietto ti sapeva anche dare un consiglio, o indicare una coincidenza.

lampo_campiglia-300x168Così in tanti erano innervositi, hanno provato a protestare ma, essendo una stazione deserta, non hanno potuto fare altro che imprecare al cielo, o magari chiedere al cane “Lampo”, la cui scultura è lì fuori, come facesse a prendere il treno quasi ogni giorno. Forse perché negli anni ’50 i treni erano più lenti, ma il rapporto con la clientela era decisamente migliore.

Così quei venti viaggiatori sono saliti sul treno lo stesso: avranno fatto il biglietto a bordo, senza poter scegliere il posto, ovviamente. E esponendosi al rischio di pagare la sovrattassa. Certo è che l’unica stazione a servizio di tutta la Val di Cornia, la stazione dove, bene o male, 4 Frecciabianca (2 per ciascuna direzione) e 6 Intercity (3 e 3) arrivano ogni giorno, è lasciata nel totale abbandono dalle Ferrovie.

Il tutto mentre Piombino non ha quasi più uno scalo vero e proprio, isolato dal mondo per chi viaggia in treno e certo non messo molto bene per chi viaggia in auto, visto che la strada per arrivarci è sempre e solo una. In vista di una rinascita della città, con i soldi dell’accordo di programma, si dovrà guardare anche a questo. Che sia acciaio o che siano turisti, in qualche modo devono arrivare.

Guido Fiorini – Il Tirreno 2.6.2014

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