Baratti: Oltre 220 tombe di epoca medievale ritrovate a San Cerbone

Gli archeologi dell’università dell’Aquila che da due settimane stanno scavando alla chiesina di San Cerbone, alla ricerca di tracce della concattedrale del santo, hanno ritrovato oltre 220 tombe di contadini o pescatori che, in epoca medievale, vivevano a pochi passi dal mare di Baratti. E’ una delle scoperte archeologiche più interessanti di quest’anno, realizzata grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno.

Le indagini scientifiche si concentrano intorno alla pieve, adiacente all’attuale chiesetta, che risale all’XI o XII secolo avanti Cristo, prima della sua completa distruzione, operata dal mare intorno al 1500. Ed è proprio l’età di questa chiesa a cancellare l’ipotesi di essere davanti alla concattedrale di San Cerbone che risale a circa 600 anni prima.

«Le oltre 220 tombe riportate alla luce – spiega l’archeologo Alfonso Forgione – sono di vario tipo: alcune hanno i sarcofagi in pietra, altre le casse lapidee, altre ancora sono fosse terragne. All’interno gli scheletri di 200-250 individui: bambini, uomini e donne che, intorno al XIII secolo, vivevano in un insediamento sparso o in un villaggio a monte della strada. In ogni caso il cimitero sta a indicare una densa attività che prosegue fino alla strada e arriva al mare».

«L’antica chiesa che si affaccia sulla spiaggia di Baratti – continua Forgione – aveva una dimensione di 12 per 18 metri. Ci sono tracce della facciata destra, mentre della sinistra non abbiamo rinvenuto reperti perché distrutta dal mare».

La scoperta del grande cimitero e della pieve segna un punto fermo nella storia medievale di Populonia, ancora per gran parte da scoprire. La presenza di questo villaggio indica che il territorio era ancora abitato e che viveva di attività legate al mare e alla campagna. Purtroppo, all’interno delle tombe non sono stati rinvenuti dei corredi e questo rende un po’ più complicata la ricostruzione del sito. «Tra l’altro i resti degli individui – spiega l’archeologo – non sono stati messi in maniera ordinata, per cui le sepolture si disturbano l’una con l’altra. Ciò sta a significare che in questa zona non c’era nessuno a occuparsi della gestione del cimitero, anche se la comunità civile lo riteneva un luogo sacro».

Mentre l’università dell’Aquila sta indagando l’area della chiesina, poco più in là l’università di Siena ha riaperto il cantiere di scavo direttamente sulla spiaggia, allargando il suo raggio d’azione fin sotto la fontina di Baratti, da dove sgorga acqua proveniente, secondo voci popolari, direttamente dai boschi del promontorio. Qui siamo all’inizio dell’età imperiale, tra il I e il III secolo dopo Cristo e sulla spiaggia si trova una manifattura con vasche per la salagione del pesce, pavimenti in cocciopesto e intonaco rosso. Forse era parte di un quartiere portuale di cui parla Strabone, filosofo greco, nelle sue memorie sul viaggio a Populonia alla fine del I secolo avanti Cristo.

KATIA GHILLI

Il Tirreno 11.10.2010

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