Chiediamo un percorso partecipato per la riqualificazione dei parchi di Venturina

Lettera aperta al Signor Sindaco del Comune di Campiglia Marittima:

Le inviamo alcune considerazioni sulle proposte progettuali per tre giardini pubblici presentate nell’incontro pubblico avvenuto il 26 gennaio.

Data l’importanza del tema e le gravi perplessità a livello metodologico e progettuale  che presentano i progetti, chiediamo che le proposte presentate dall’Amministrazione, siano sottoposte ad un percorso partecipato che coinvolga la popolazione e verifichi le sue reali esigenze .

Restiamo in attesa di una risposta precisa alla richiesta e inviamo distinti saluti.

Campiglia Marittima 30-01-2012

Comitato per Campiglia
Alberto Primi

PARCHI PUBBLICI O SOGNI PRIVATI?

In un contesto come il territorio di Campiglia Marittima, caratterizzato dall’abbandono del centro storico e dalla disordinata e anonima urbanizzazione di Venturina, l’idea di intervenire sugli spazi pubblici, e in particolare sui parchi, è senz’altro condivisibile.

Questo può contribuire a creare le condizioni minime di urbanità e favorire la fruizione di spazi che costituiscano luoghi di incontro e di appropriazione da parte dei cittadini.

L’idea di legare questi interventi puntuali ad una rete di percorsi a scala territoriale che li colleghino e permettano la scoperta del paesaggio da parte di cittadini e turisti è altrettanto pienamente positiva, specialmente se i tracciati portano da un posto all’altro e quindi diventano oltre che escursionistici, anche percorsi urbani alternativi per la mobilità dolce. Questo però, a giudicare dalla presentazione di giovedì scorso, non è facile evincerlo.

All’assemblea che si è tenuta nei locali della fiera abbiamo assistito, non senza sconcerto, ad un atteggiamento progettuale e a delle affermazioni da parte delle autrici delle proposte che contraddicono le ambiziose enunciazioni teoriche.

I tre progetti ignorano, nel loro insieme, un aspetto fondamentale della cultura contemporanea dello spazio pubblico: il coinvolgimento delle popolazioni nell’espressione dei bisogni e degli obiettivi, nella possibilità di appropriazione e nella fattiva presenza e partecipazione delle persone alla realizzazione di quegli spazi.

Mentre è condivisibile l’approccio seguito per il parco della Fonte di Sotto, sobrio e minimale, dove si provvede a sostituire e diradare i pini, a pavimentare con terra stabilizzata i percorsi e l’area per gli spettacoli e a dotare di tavoli, barbecue e panchine i gradoni sottostanti e si afferma di voler valorizzare l’acquedotto e di renderne possibile la fruizione, i parchi di Venturina sono un concentrato di idee e soluzioni vecchie ed immotivate.

L’atteggiamento delle architette è “arrogante” (basti pensare all’affermazione: “quello che da questo momento chiameremo il Parco dei Tre Molini”. E perché?) e le loro scelte non supportate da diagnosi e conseguente enunciazione di obiettivi da perseguire. Basta riportare che durante la presentazione non si parla affatto dello stato attuale dei luoghi, dei loro aspetti da valorizzare e di quelli da migliorare, di un’approfondita analisi della topografia, dell’esposizione, della genesi di questi spazi, dei percorsi urbani, dell’impatto sulla fauna e la flora che hanno da tempo colonizzato il luogo, degli affacci e dei punti di vista. Si impone alla cittadinanza una serie di soluzioni , di “metamorfosi” molto costose, delle quali non si rintraccia la motivazione o la capacità di rispondere alle esigenze della cittadinanza. Come quando si giustifica, con un’acrobatica metafora, che si realizzeranno tre aree circolari ad evocare le ruote dei molini…

Tra bislacche teorie sulla bioenergetica con dichiarati benefici per chi stazionerà nelle vicinanze delle onde elettromagnetiche emesse dalle aiuole, filari costituiti da quattro magnolie precocemente centenarie per mascherare la vista delle cave, che potranno non essere “carine” ma sono parte significativa del paesaggio, proprio come i molini e l’acquedotto, spunta l’immancabile anfiteatro, retaggio di un’urbanistica trita che ha prodotto centinaia di luoghi desolati in tutto il mondo.

Dispiace criticare due giovani professioniste, ma quando il climax arriva e una delle due afferma, come ultima e quasi marginale comunicazione della serata, che i parchi urbani saranno recintati ed aperti al pubblico solo in determinati orari, si perde ogni speranza sulla capacità di questa amministrazione e dei tecnici da lei selezionati di  generare interventi di qualità. La recinzione, in contesti  come quello di Venturina, da sempre caratterizzato da spazi aperti e liberi alla fruizione ed all’attraversamento, disponibili e organici alla vita della città, è emblematica di un approccio drammaticamente settoriale e nel quale si impone una visione finita, “conclusa” e quindi non aperta ad una reale appropriazione da parte dei cittadini. La motivazione addotta che in questo modo si eviteranno atti vandalici è a prima vista comprensibile, ma ricordiamo che il rispetto e l’amore per gli spazi comuni  si coltiva con l’educazione e il coinvolgimento della popolazione nelle scelte, e che quando gli spazi sono realmente percepiti come pubblici, cioè di tutti, e frequentati, il rispetto di questi ultimi ne consegue in modo molto più significativo e profondo che semplicemente impedendone l’accesso. Sicuramente è una strada più difficile e piena di ostacoli, ma che vale la pena di percorrere proprio per gli effetti positivi sulla convivenza comune.

Interventi molto costosi, difficilmente realizzabili, che contrastano, come afferma un cittadino dal pubblico, con le numerose aree urbane degradate ed abbandonate: la stazione, via Cerrini, altri parchi urbani.

Preferiremmo che le risorse fossero distribuite  sul territorio per generare una diffusa qualità urbana, innescando processi più che imponendo progetti, cioè ponendo le basi per una successiva evoluzione dei luoghi.

Processi dei quali i cittadini siano protagonisti, attraverso le loro idee e il fattivo contributo di famiglie e individui, dello spazio pubblico quale vero terreno comune, favorendo fenomeni di reale appropriazione dei luoghi e senso di appartenenza dei progetti.

Non sarebbe più coerente, piuttosto che “riempire” di funzioni e manufatti arbitrari, cercare una reale continuità con il paesaggio, con le essenze e le strutture del territorio agrario dal quale Venturina è nata e da cui è possibile ripartire per un paesaggio urbano semplice, sobrio, di facile manutenzione e che fornisca spazio disponibile più che imporre una serie di forme e funzioni calate dall’alto?

Non basta, signore architette, scimmiottare les folies del parco de la Villette a Parigi, un meraviglioso progetto di 30 anni fa che ha fatto scuola nel paesaggismo, per affermare di fare un “progetto europeo”. Ci vogliono idee vere, sui metodi e sui processi di appropriazione, di evoluzione del paesaggio e del suo uso, invece che consumate e aleatorie forme  imposte ai luoghi.

Infine sarebbe stato utile capire il significato urbano di quelle aree, inquadrandole nel quartiere e nella città, comprendendone l’attuale bacino di utenza, l’uso spontaneo e le potenzialità. Altrimenti ci si può dimenticare che, ad esempio, intorno al “parco de tre molini” sorgeranno un giorno altre villette anonime e dozzinali, a rinforzare ancora l’immagine di quella enorme periferia senza centro che è diventata la sventurata Venturina.

Campiglia, tre parchi tutti nuovi e più godibili dai cittadini – Il Tirreno 28.1.2012

Sulla stampa:

IL «COMITATO PER CAMPIGLIA» BOCCIA LE IDEE DELL’AMMINISTRAZIONE
Sollevazione contro il piano-parchi, condivisione per «Fonte di sotto», no a «Tufaia» e a via Firenze

Tre progetti di recupero per i parchi pubblici di Fonte di Sotto a Campiglia, Tufaia e piazza Firenze a Venturina. Ma il Comitato per Campiglia avanza perplessità, condivisione solo per Fonte di Sotto, mentre per il presidente Alberto Primi «i parchi di Venturina sono un concentrato di idee e soluzioni vecchie ed immotivate». A presentare i progetti è stata l’amministrazione comunale. Per il «Parco rurale della fonte di sotto» in questa zona era stata piantata una pineta che, trascurata, non è in condizione di essere utilizzata a nessun scopo. Si prevede una rimozione totale della pineta nella zona superiore, per poter inserire specie arboree più consone alla macchia mediterranea. La zona inferiore sarà adibita alle manifestazioni; l’area superiore dovrebbe essere divisa in zona arborea ed orto didattico, e ci sarà anche un’area pic-nic. Si prevede inoltre il recupero della pista da ballo e dell’antico acquedotto. Nel «Giardino urbano dei tre Molini» in Tufaia, la zona dove è nata la prima borgata di Venturina, vicino ai vecchi edifici dei tre Molini ed al mausoleo di Caio Trebazio, nascerà un parco con una forte identità storica.

Intorno al laghetto circolare un anfiteatro adibito a manifestazioni che avrà come quinta il laghetto ed una fila di magnolie a coprire lo sfondo della collina a tutt’oggi dilaniato dalle cave. Verranno inserite numerose specie arboree tra cui planati, pini e lecci. Nel parco sorgeranno diverse aree di ritrovo o ludiche, e verranno inserite numerose istallazioni, tra cui una ricostruzione in legno di quello che dovrebbe rappresentare un vecchio molino, due ponti che collegano i camminamenti e persino un percorso di giochi di matematica e logica dedicato agli adulti. Infine agli «Ex giardini di piazza Firenze, Il Parco Bionergetico» si prevede di utilizzare un’innovativa tecnica conosciuta con il nome di Bionergetic- landscape. È previsto poi l’inserimento di nuove siepi per sostituire vecchie piante trascurate, per delimitare i confini del giardino e del futuro percorso.

«I tre progetti ignorano un aspetto fondamentale della cultura contemporanea dello spazio pubblico: il coinvolgimento delle popolazioni nell’espressione dei bisogni e degli obiettivi – incalza il Comitato per Campiglia – si impongono una serie di soluzioni, di “metamorfosi” costose, delle quali non si rintraccia la motivazione». Non è piaciuto poi al presidente Primi la notizia «che i parchi urbani saranno recintati ed aperti al pubblico solo in determinati orari. Si perde ogni speranza sulla capacità di questa amministrazione e dei tecnici di generare interventi di qualità. Si tratta inoltre di interventi difficilmente realizzabili, che contrastano con le numerose aree urbane degradate ed abbandonate: la stazione, via Cerrini, altri parchi urbani. Preferiremmo che le risorse fossero distribuite per generare una diffusa qualità urbana, innescando processi più che imponendo progetti».
La Nazione 2.2.2012

Percorso partecipato per il recupero del parco di Tufaia
Il Comitato per Campiglia chiede l’avvio di un percorso partecipato sulle proposte presentate dall’Amministrazione comunale in merito ai tre progetti di recupero dei parchi pubblici di Tufaia, fonte di Sotto e piazza Firenze. Una richiesta che il Comitato ha inviato al sindaco “data l’importanza del tema e le gravi perplessità a livello metodologico e progettuale che presentano i progetti. Un percorso partecipato che coinvolga la popolazione e verifichi le sue reali esigenze”.
La Nazione 3.2.2012