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Un corredo di vasi nella tomba etrusca scoperta dall’Asa a Baratti

Ritrovamento durante i lavori per la rete fognaria a Baratti. I reperti, dopo il restauro, andranno al museo di Piombino
In dubbio, a volte, può esserci solo la datazione. Certo è che, scavando a Baratti (o Populonia), si possono incontrare “pezzi” delle nostre radici etrusche. Così è stato anche lunedì quando durante i lavori di Asa spa , lungo la strada tra il pratone e il parco archeologico (per la realizzazione del primo lotto della nuova rete di raccolta degli scarichi delle acque reflue provenienti dagli abitati della frazione di Baratti) è venuta alla luce una nuova tomba, risultata subito interessante alla Soprintendenza.

Accanto agli operai, a seguire i lavori in diretta, c’è sempre un archeologo. «Si tratta – conferma per la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, Elena Sorge – di una tomba alla cappuccina con deposizione di cremato (in presunta cassetta lignea) e da un corredo funerario». Il corredo è composto da vasi per il simposio che rimanda al periodo ellenistico (fine IV – I secolo a.C.). «Il vasellame – sottolinea Elena Sorge dagli uffici di Firenze – asportato integro ed immediatamente portato al laboratorio di restauro della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, è costituito da tre brocche a vernice nera sovradipinta (oinochoai), da tre coppe biansate (skyphoi) e da due ollette globulari».

Questi ultimi “pezzi”, insieme agli altri, in cui Asa si è casualmente imbattuta durante le operazioni di scavo, sono destinati al museo archeologico del territorio di Populonia, in Cittadella a Piombino, dove riceveranno l’adeguata collocazione e valorizzazione. «Ad Asa – assicurano dall’ufficio stampa, in via del Gazometro, 9 a Livorno – rimane comunque la soddisfazione, ed anche l’emozione, di aver riportato se pur involontariamente alla luce preziosi reperti».

Gli scavi di realizzazione della nuova rete fognaria sono diretti da Asa spa (sul cantiere per l’azienda, il geometra Marco Bartolini ). Le attività archeologiche di rilevamento e di recupero degli oggetti, come detto, sono coordinati dalla Soprintendenza della Toscana ed eseguiti dallo Studio Archeologico Hera di Livorno.

Cecilia Cecchi – Il Tirreno 8.5.2013

Foto: La Nazione