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«Quella lapide un dono a tutto il paese» (Il proprietario della casa)

Per Farina era giusto far conoscere a tutti l’esistenza della stele

Le iscrizioni rendono più ricche la storia di un paese. Ne è certo Silvano Farina che, dopo le polemiche sollevate dal Comitato per Campiglia, spiega il perché dell’apposizione della lapide dedicata a Leopoldo II sulla sua casa in via Parenti.

Una risposta, da una parte, al Comitato. «Non mi sono preso la briga di contestare quello che dice il Comitato circa la falsità o meno della lapide – dice il signor Farina – perché non ho gli strumenti per farlo. E anche il fatto che l’abbia voluta togliere dalla cucina di casa mia non è un fatto criticabile. Ho voluto condividere con la città una parte della nostra storia».

Silvano Farina quindi, ha chiesto il permesso il Comune, che ha concesso al campigliese di mettere la lapide sulla facciata di casa. «Ho ritenuto opportuno far conoscere al Comune l’esistenza di quel marmo – aggiunge – senza lasciare che ad ammirarla fossero soltanto le persone che mangiavano nella mia cucina. Le iscrizioni rendono più ricca la storia di un paese e non devono essere relegate in cantine, cucine o sottoscala, senza essere condivise con gli altri».

F.G.
Il Tirreno 11.2.2010