Poggio all’Agnello: «Precedente rischioso, non servono seconde case»
«Non accettiamo ricatti». Francesco Ferrari, capogruppo della lista Ferrari-sindaco Forza Italia (foto), ha votato no alla realizzazione a Poggio all’Agnello di 108 appartamenti, cambio d’uso approvato dalla maggioranza. Un no che motiva in cinque punti. «Molti sono i motivi che hanno portato il nostro gruppo consiliare ad essere fermamente contrario alla proposta di modifica della destinazione urbanistica – ci spiega –
1) Il turismo non può più essere fatto con gli appartamenti da dare in vendita. Piombino ha bisogno di strutture ricettive e non altre seconde, terze, quarte case.
2) Il complesso di Poggio all’Agnello nasce come Rta e quella destinazione d’uso deve rimanere, non essendo possibile giustificare l’odierna proposta sulla base di una scelta imprenditoriale forse sbagliata, fatta appena qualche anno fa.
3) Nella proposta di delibera si legge che la situazione deficitaria della società determina il serio rischio che la struttura chiuda. Come dire, se mi concedi quello che chiedo bene, altrimenti ci rimetti pure tu ed i tuoi abitanti. Altro motivo per dire no è quello di non accettare i ricatti.
4) Accettare la richiesta della Società Immobiliare Milanese 2006 Srl vuol dire fare un favore a questa e, conseguentemente, un futuro torto ad altri soggetti che andrebbero a chiedere «perché a loro sì ed a me no«, instaurando una reazione a catena che aumenterebbe a dismisura quella che in molti chiamano speculazione edilizia. Tanto vale non autorizzare più Rta , meri trucchi il più delle volte, per celare costruzioni e vendita di appartamenti con grandi vantaggi economici e fiscali. Infine
5) Il contenzioso dinanzi al Tar: se l’amministrazione comunale crede di aver ragione in quel giudizio, allora deve arrivare a sentenza. Se invece ha il concreto timore di perdere, allora quel giudizio doveva essere evitato già prima della sua introduzione, avvenuta nel lontano 2012. Peraltro, aver promesso alla società un diritto su una zona demaniale appare quantomeno un azzardo, e dunque chi ha sbagliato dovrà pagare per tale errore».
La Nazione 9.6.2016