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Paradù, nuovo iter, pronte le integrazioni paesaggistiche

L’amministratore Riccardo Mariotti: «Stiamo già lavorando alle indicazioni del tribunale per poter riaprire per l’estate»

Il Paradù potrebbe riaprire prima dell’estate, ma con importanti cambiamenti. Lo dice l’amministratore del club di Marina di Castagneto Riccardo Mariotti: il Tribunale del Riesame ha infatti richiesto (nel provvedimento che riguarda la sentenza emessa lo scorso 23 gennaio), oltre all’integrazione dei documenti mancanti per le strutture esistenti (e alcune variazioni sull’autorizzazione paesaggistica già rilasciata dal Comune) una nuova documentazione per gli interventi previsti nel futuro, che darà avvio ad un nuovo processo autorizzativo che passerà prima in Commissione edilizia integrata dal Comune e poi in Soprintendenza. Se tutto sarà in ordine allora si potrà partire coi lavori successivi.

Verso la riapertura con prescrizione.
La nuova azione edilizia prevederà la riduzione nella costruzione delle casette, dalle 654 previste (disposte su 36 ettari) si passerà ad un massimo di 400 (193 già esistenti). Ci sarà comunque il ricorso in Cassazione con l’idea, da parte della proprietà, del ritiro al momento in cui sarà eseguito il dissequestro. «Aderiamo alla strada individuata dal Tribunale del Riesame, indicata nell’ultima pagina della sentenza – dice Mariotti, amministratore unico della MeDonoratico -. Dopo la lettura attenta, assistito dall’avvocato, ho capito che ci sarebbero stati margini di risoluzione seppur con le dovute prescrizioni. Quello che vogliamo è permettere il dissequestro della struttura in tempi brevi e per questo siamo disposti anche a rivedere le possibilità iniziali dell’intervento, realizzando un numero più basso di casette mobili rispetto alle potenzialità che contava. Inoltre queste verranno posizionate sulle piazzole ricadenti nell’area già utilizzata dal Med, per il posizionamento dei tukul, al fine di limitare l’impatto paesaggistico. A giorni produrremo le integrazioni necessarie alla pratica paesaggistica in essere e per i futuri interventi. È l’unica soluzione per evitare il fallimento».

La sentenza.
Riepilogando restano aperte le questioni che non hanno permesso il dissequestro per le difformità riscontrate all’interno dell’autorizzazione paesaggistica presentata dalla proprietà, e per pericolo della pubblica incolumità (legato al rischio sismico ed idraulico, in particolare non sarebbe stata fatta denuncia al Genio civile). Sono invece decadute le ipotesi di reato relative a lottizzazione abusiva con realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e il capo d’accusa per cui si realizzava opere in assenza di titolo abilitativo (anche se occorresse altro titolo si tratterebbe di reato amministrativo). Mariotti, unico indagato, è sollevato. «La sentenza – dice – non scagiona solo la proprietà che non ha commesso reati ambientali, ma anche il Comune da ogni ombra dell’aver facilitato un intervento in difformità allo strumento urbanistico».

Il problema dell’autorizzazione paesaggistica.
«Il problema – conclude Mariotti – è stato nel presentare un’autorizzazione paesaggistica per tipologia, mancante di una planimetria d’insieme. Ma al momento in cui l’abbiamo consegnata non eravamo sicuri di occupare tutte le piazzole e c’era anche l’idea di inserire delle tende. È una prassi in questo tipo di villaggi, non si indica la posizione precisa, le casette infatti potrebbero essere spostate per esigenze gestionali. Ci siamo limitati ad attuare la scheda già presente, non abbiamo eluso nessuna norma, né sorpassato il limite di 750 posti. E il Tribunale ci ha dato ragione. Ci rimettiamo quindi alla Procura, sperando che agevoli un percorso celere visto che ci troviamo alle porte della stagione».

Divina Vitale – Il Tirreno 29.1.2015