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Lami: «Cave di Campiglia fondamentali»

La Cgil regionale si schiera in difesa del sito produttivo: produce un materiale unico e dà lavoro a molta gente.

La Cgil regionale è preoccupata per il futuro delle cave di Campiglia. E spiega come mai in un comunicato, a firma di Mirko Lami: «Faremo il massimo – dice -per non perdere il sito produttivo».

A Piombino – dice la Cgil – sono in arrivo 53 milioni di euro per il piano di riconversione industriale con agevolazioni ed incentivi per quegli imprenditori disposti ad investire, tra l’altro con l’impegno del Governo, e a portare a completamento la Statale 398 attesa da anni per arrivare al porto di Piombino. «Sono strumenti importanti per portare lavoro nel prossimo futuro alla Val di Cornia – dice Mirko Lami -, ma strumenti che per adesso non portano tutele ai lavoratori che perdono lavoro o che dovranno stare qualche anno in ammortizzatori sociali.

La Cgil Toscana ritiene interessante la proposta avanzata dai sindacati di chiedere al Consiglio dei ministri, attraverso il governatore Rossi, di inserire le sette aree di crisi nazionali nella legge che equipara il sud e le isole con ammortizzatori sociali più ampia» Lami indica anche un altro fronte: «Oltre a questo, ci sono anche i problemi che assalgono le imprese di appalto o le imprese satellite, come ad esempio le Cave di Campiglia che, fino allo scorso anno, rifornivano le nostre acciaierie di materiale da cava che verrà utilizzato quando ripartirà la nuova acciaieria e viene anche utilizzato anche in molte aziende della Toscana. Un materiale denominato microcristallino che si estrae dalle cave di Campiglia, Terni e Lecco».

Nelle Cave di Campiglia operano 54 lavoratori diretti ma ve ne sono molti di più indiretti, basta pensare a chi trasporta questo materiale e che, solo per la Solvay di Rosignano, occorrono una quindicina di autisti al giorno e dietro a loro, meccanici, gommisti, elettrauto, eccetera. Poi, anche altre fabbriche presenti in Toscana sono clienti delle Cave di Campiglia.

Spiega Lami: «In un momento come questo, dove abbiamo già molti posti di lavoro a rischio che dovranno essere recuperati attraverso la diversificazione, come nella logistica, nel turismo, nel porto, la Cgil Toscana è preoccupata che salti un’ennesima unità produttiva di quel territorio ed invita chi di competenza a fermarsi e confrontarsi su tale dramma che si potrebbe aprire.

Certamente oggi ci sono soluzioni che fanno abbandonare la scelta di un materiale per il suo sostituto che si può ritrovare tra i materiali scartati o attraverso una formula chimica. Attualmente per il microcristallino non è così, non viene sostituito con altri materiali. Le Cave di Campiglia sono dentro ad un piano regolatore regionale che detta regole precise, le cave dovranno rispettarle investendo nel rimboscamento, non allargando il perimetro di azione ed investire per nuove tecnologie. La Cgil Toscana farà il massimo, attraverso l’unità della categoria e con le altre Confederazioni, per non perdere questo sito produttivo».

Il Tirreno 31.10.2015