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Il Wwf su Rimigliano: “no a stalle che diventano case”

Il Wwf Toscana dice no alla ridestinazione delle volumetrie esistenti di edifici legati alle produzioni agricole con la trasformazione in strutture ricettive a Rimigliano. La Sezione Regionale Wwf Toscana si inserisce nel dibattito sul futuro della Tenuta di Rimigliano ribadendo come risultino di interesse prioritario per la Val di Cornia e per l’intera Regione scelte che privilegino la conservazione di questo tassello di elevatissima valenza rurale, paesaggistica, storica e naturalistica.

Il Wwf Toscana respinge ipotesi mirate ad innescare processi speculativicon «la rimodulazione spinta delle destinazioni dei volumi esistenti verso forme di ricettività e di riuso che mal si conciliano con l’obiettivo di conservare un’area con una chiara ed ancora leggibile vocazione rurale.
Da Rimigliano può iniziare un nuovo approccio nel concepire il futuro del territorio di San Vincenzo, già ampiamente compromesso dalle urbanizzazioni che ne hanno stravolto, appesantendolo fortemente, l’impianto originario. La tenuta di Rimigliano può, a ben diritto, essere destinata ad una esperienza vincente ed innovativa dove agricoltura, ricettività rurale, didattica e divulgazione collegata al mondo della scuola, tutela delle risorse ambientali e naturalistiche, mobilità ecologica possano confluire in una proposta che privilegi il «bene territorio», con la sua unicità,piuttosto che il «bene mattone».

Per questo si manifesta la forte contrarietà alla ridestinazione delle volumetrie esistenti di edifici legati alle produzioni agricole con la trasformazione in strutture ricettive». Solo e soltanto in questa ottica il Wwf Toscana sosterrà «il riconoscimento della tenuta di Rimigliano, integrata con la fascia boscata a mare e dall’arenile, quale Anpil da inserire nel Sistema Regionale delle Aree Protette, azzerando, tra l’altro, l’ipotesi di mantenimento dell’istituto venatorio interno alla tenuta che attualmente consente l’attività di svariati appostamenti fissi di caccia agli uccelli migratori, totalmente incompatibili con una reale gestione di conservazione della fauna selvatica».
La Nazione 14.8.2011