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«Il museo del lavoro non è in pericolo. Sarà riqualificato» Dixit l’assessore Bertocchi

Progetti ambiziosi per il museo del lavoro, che non coincidono con alcune voci in circolazione in paese, secondo cui la sua sorte sarebbe segnata i reperti distribuiti fra associazioni e comuni limitrofi. Come spiega l’assessore alla cultura del Comune di Campiglia, Jacopo Bertocchi, l’insieme degli oggetti conservati sarà valutato e catalogato da un doppio gruppo di esperti.

Il primo proveniente dalla facoltà di antropologia dell’Università di Firenze, il secondo composto dagli storici locali. Una prima ricognizione degli strumenti agricoli e di lavoro del museo sarà compiuta a breve, il prossimo 18 dicembre. «Ci incontreremo proprio nel museo con il professor Clemente Pietro insieme agli stor.

Lo scopo è valorizzare il museo? In che modo?

«Bisognerà raggruppare i vari oggetti in modo che siano legati da un comune filo conduttore, il che renderà più comprensibile la visita per il pubblico. Attualmente ci sono molti reperti che sono isolati, perché hanno una funzione ed una storia diversa dagli altri».

Ciò vuol dire che ci sarà una separazione di alcuni reperti?

«Si, ma ciò non significa che alcuni di questi saranno affidati ad altri soggetti. In primo luogo, perché questo non sarebbe possibile, essendo espressamente vietato dalla convenzione che disciplina l’uso degli strumenti provenienti dalle famiglie Fondoni e Lazzerini. In secondo luogo, alcuni reperti, in quanto caratterizzati da una funzione diversa dagli altri, potranno dar vita ad un altro tipo di museo, ad esempio all’aperto, che rimarrà sempre di pertinenza del Comune. Quindi la parola separazione non deve allarmare e non autorizza nessuno a trarre delle conclusioni assolutamente ingiustificate».

Non si può non pensare al museo vero e proprio? Le condizioni dell’edifico che lo ospita non sembrano proprio ottimali, a causa dell’umidità?

«Naturalmente ci sono dei progetti in corso anche per rendere l’edificio più sicuro. I tecnici comunali stanno provvedendo in proposito. Posso solo dire che proteggere i reperti diverrà meno complesso, in quanto il loro numero è destinato a scendere e quindi la protezione della loro sicurezza diverrà più agevole».

FRANCESCO ROSSI

Il Tirreno 7.12.2010