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Ex consorzio agrario, è scontro aperto sul futuro dell’area (Il Tirreno)

Le critiche del Comitato per Campiglia sostenute anche da Comune dei Cittadini
La maggioranza: «Tema affrontato con superficialità, senza conoscere la realtà amministrativa»

Tiene banco il dibattito sull’ex consorzio agrario

Dopo le critiche del Comitato per Campiglia, sostenute anche dal gruppo consiliare Comune dei Cittadini, interviene Campiglia Democratica, ossia la maggioranza: «Se si affrontano le questioni in maniera superficiale – si afferma – e lo si fa coscientemente, allora si vuole prendere in giro i cittadini».

«L’area dell’ex consorzio agrario – prosegue Campiglia Democratica – sarebbe da tempo ormai abbandonata per gran parte delle sue superfici e verserebbe quindi in stato di degrado; dal 1999 è stato deciso il suo futuro, vale a dire la realizzazione di case ed uffici». Per dar corso agli eventuali progetti discussi durante l’estate, bisognerebbe mettere in conto diversi elementi, aggiunge il gruppo di maggioranza: «L’edificio del consorzio è un edificio privato che andrebbe acquistato o in mancanza di accordo con il proprietario, espropriato al valore di mercato che indicativamente si aggira tra il milione e il milione e mezzo di euro; andrebbe poi restaurato con un’ulteriore spesa analoga a quella per l’acquisizione; una funzione pubblica come quella museale in un edificio di quelle dimensioni, facendo una previsione ottimista, costerebbe ogni anno una somma non al di sotto di 70-80mila euro».

Dai 2 ai 3 milioni di investimenti dunque, secondo le stime di Campiglia Democratica, cui bisognerebbe aggiungere una corposa spesa annuale, che toglierebbe fondi preposti a «sostenere i servizi alle famiglie, alla scuola, alle manutenzioni del patrimonio pubblico». Senza attenuanti la conclusione della maggioranza: «Il comitato per Campiglia, anche questa volta, sceglie un tema di discussione, e, sistematicamente, affronta il tema in oggetto con superficialità, mancata conoscenza della realtà amministrativa comunale, insinuazioni pesanti».

A stretto giro di posta, ribatte il gruppo d’opposizione Comune dei Cittadini. «Da quello che si legge – scrivono – questa amministrazione non ha la minima intenzione di ascoltare coloro che chiedono di evitare la demolizione di un edificio che rappresenta una delle pochissime testimonianze della storia rurale di Venturina. Per salvarlo, contrariamente a quanto sostiene Campiglia Democratica, non c’è bisogno d’investimenti pubblici: basta impedirne la demolizione con norme edilizie appropriate che possono consentire agli stessi proprietari recuperi più rispettosi dei valori storici».

Infatti, secondo Comune dei Cittadini, il Comune, nell’approvare il nuovo Regolamento Urbanistico, può confermare o modificare le scelte effettuate nel 1999 (demolizione e sostituzione con case) e non realizzate. «Tutte idee interessanti – secondo la lista di minoranza – le proposte dei cittadini che richiedono approfondimenti, tecnici ed economici, che solo l’amministrazione può fare. Serve però la volontà, cosa che a questa amministrazione manca totalmente». Il documento prosegue in tono accusatorio: «Chiediamo a Campiglia Democratica di dire pubblicamente quanto ha pagato il Comune annualmente per l’affitto dei capannoni della Fiera che ospitano da decenni, in spazi non idonei, il museo del lavoro. Nel piano strutturale del 2007 l’ex Consorzio è stato inserito tra le aree critiche, ci dica come intende applicare la norma che impone al Comune, con il Regolamento Urbanistico, di valutare la possibilità di “reperire in quelle aree spazi di verde attrezzato di uso pubblico”».

In conclusione, in risposta a Campiglia Democratica che aveva affermato che “Noi non riusciamo a considerare le case e gli uffici, luoghi dove le persone trascorrono molta parte della loro vita, un elemento negativo dell’ambiente urbano”, Comune dei Cittadini replica: «Nessuno considera le case, in misura proporzionata al fabbisogno, elementi estranei ai centri abitati; il problema politico nasce quando chi amministra vede solo quelle e ignora il bisogno di qualità urbana e di servizi per i cittadini».

Francesco Rossi

5 settembre 2009

Il Tirreno