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Coraldo Cavicchi ridisegna Venturina

«Più spazio alla Fiera, del Consorzio salverei la facciata»
Il progetto del nuovo centro del paese secondo Coraldo Cavicchi. L’ex-imprenditore edile che ha costruito dal dopoguerra buona parte di Venturina ed ha ideato l’area fieristica («insieme ad un certo Benedettini», precisa) così rimodellerebbe il suo paese, coniugando le esigenze storico-architettoniche, il bisogno  di nuove unità abitative, la necessità di una piazza e la valorizzazione della “sua” fiera.

Cominciando col palazzo del Consorzio agrario in via Indipendenza, Cavicchi afferma di volerlo salvare a metà: «Bisogna conservare le costruzioni che rappresentano la nostra storia, però deve trattarsi di manufatti di pregio. Per questo, io lascerei la facciata del Consorzio, con due archi a fianco, e ricostruirei la parte retrostante. Cosa ci farei? Utilizzerei questa nuova complesso  per nuovi appartamenti».

Proseguendo verso la zona pedonale, Cavicchi immagina la strada che prende la forma di un collo d’oca, che si sposta sulla destra per far spazio, sul lato opposto, di fronte alle scuole Marconi, ad una piazza, destinata a divenire punto di raccolta dei venturinesi.  «Bisognerebbe buttar giù il muro di cinta ed il cancello delle scuole, che mi paiono più adatti alle ore d’aria dei detenuti che al movimento dei bambini. Le classi degli alunni dovrebbero trasferirsi a Vigna Falchi, mentre nell’edificio delle scuole, che conserverei perché testimonianza storica del periodo del ventennio, metterei un altro pezzo della nostra storia, cioè il museo del lavoro. La struttura è adatta e sicura, visto che è tale per i piccoli alunni, è al centro del paese, quindi fruibile quasi tutti i giorni dai cittadini e non solo in occasione della fiera; in più nei suoi scantinati potremmo depositare quei pezzi del museo di cui abbiamo più esemplari o che necessitano di particolari cure. Propongo di destinare ogni aula ad un certo tipo di lavoro oppure a raccogliere gli attrezzi agricoli di un periodo storico».

Dalla via Indipendenza il progetto prosegue in via della Fiera, nella zona omonima. «L’edificio del museo sarebbe in questo modo libero e non solo ci saremmo liberati dei problemi di umidità del padiglione e della razionalità della visita, ma avremmo nuovo spazio per gli espositori. E siccome credo nelle potenzialità di sviluppo della fiera, bisognerebbe chiedere alla Bic (la società Sviluppo Italia) in affitto quello che non utilizza o che non utilizza a dovere. Penso allo spazio verde e a quel grande edificio a suo fianco e che sta dietro alla fiera, attualmente lasciato usare come magazzino  per pochi soldi ad alcuni imprenditori. Con due edifici in più, la nostra fiera campionaria (e non solo) acquisirebbe – conclude Cavicchi – una dimensione davvero rilevante».
Il Tirreno 3.2.2012