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Col rigassificatore, addio alla speranza di un’altro futuro per Piombino

Nella disgraziatissima vicenda del rigassificatore a Piombino vale la pena di fare anche una riflessione sul peso che nelle richieste di compensazione per “ospitare” l’opera, si dà al problema della tutela e promozione del paesaggio e del patrimonio culturale della Val di Cornia.

E’ significativo il fatto che il contentino che si chiede di elargire alla città di Piombino e alla Val di Cornia riguardi la realizzazione di impegni già presi come il completamento della 398 già mesi fa annunciato come risolto, sconti del 50% in bolletta per i comuni della Val di Cornia, 145 ml. per il porto, 38 ml. per la bonifica della falda, 200 ml. per le bonifiche dei cumuli abbandonati nell’area del Sin (che vista l’origine avrebbe dovuto essere a carico delle acciaierie), interventi per l’agricoltura , 4 miseri milioni per le energie rinnovabili e, udite ! udite !, ben 1 ml. (annuo per tre anni?) per la società Parchi della Val di Cornia.

In pratica su un “compensamento” totale di 700ml. richiesti si ritiene sufficiente destinare il 3,5% a sostenere un elemento identitario come la Parchi che ha rappresentato una esperienza politico-culturale pressoché unica in Italia. 

Sappiamo bene che i problemi della Parchi sono altri: la forma societaria si è rivelata un ostacolo ad ogni partecipazione attiva dei Comuni di Campiglia Marittima, San Vincenzo, Sassetta,Suvereto, si assiste alla mancanza di un progetto culturale a lungo termini, di studio, conservazione e promozione del patrimonio artistico, paesaggistico e culturale della Val di Cornia, non si parla di costituire un comitato scientifico aperto a più discipline né di risolvere l’ingessamento della Società.

Va sottolineato poi che il misero contributo di 1 ml. all’anno rappresenta solo quanto il Comune di Piombino (nelle passate e presente amministrazione) ha da anni scippato annualmente alla Soc. Parchi, incamerando i proventi dei parcheggi di Baratti. Se ne deduce quanto il danno di immagine di Piombino e Val di Cornia causato dalla installazione del rigassificatore, sia considerato, dal punto di vista turistico, pressoché nullo e si può temere che un nuovo progetto economico impostato sul valore culturale, paesaggistico e ambientale sia stato di fatto definitivamente abbandonato, com dimostra anche la gestione padronale del maggiore azionista delle Soc. Parchi vale a dire il Comune di Piombino.

Abbandonato anche perché affermare che la presenza del rigassificatore nel porto sia solo per tre anni sembra una gran presa in giro visti, l’entità degli investimenti già oggi necessari per sistemare le banchine e per realizzare i collegamenti con la rete nazionale di distribuzione, la mancata individuazione di una localizzazione in mare aperto del rigassificatore e i relativi tempi di realizzazione e in fondo ma non ultime, le volontà politiche espresse dal nuovo governo.

Se ricordiamo come la politica locale, regionale e statale abbia celebrato la cessione delle acciaierie a russi, nordafricani e indiani senza alcuna garanzia di applicazioni di nuove tecnologie e di mantenere e consolidare i posti di lavoro e se ricordiamo come la politica locale e regionale abbia prolungato all’infinito le attività di cava (almeno quaranta anni), c’è da temere che la conversione di Piombino a sede del rigassificatore si protrarrà per tempi indeterminati con buona pace di chi sperava in un altro futuro.

Comitato per Campiglia
Arch. Alberto Primi