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Stazione, lavori infiniti e tanta desolazione

Inserito da il 22 Maggio 2018 – 13:30Nessun Commento

A Campiglia, al via della stagione turistica, di nuovo interventi al sottopasso. Via la Polfer, chiusa l’edicola, in vendita il bar sul primo binario!

Lavori infiniti alla : sul secondo e terzo binario sono infatti in atto alcune opere di riqualificazione delle pensiline ed è in corso la sistemazione del sottopasso al cui interno, momentaneamente ristretto nelle dimensioni per permettere l’ultimazione dei lavori, sono stati sistemati dei cartelli che indicano le direzioni dei vari binari.

La parola “uscita” è stata scritta con la vernice spray sulle pareti e sono stati affissi alcuni fogli con la dicitura “Stiamo riqualificando il sottopasso. Scusate il disagio”. Firmato Rfi, Rete ferroviaria italiana.Non un bel biglietto da visita all’avvio della stagione, quando inizia il viavai di migliaia di turisti dalla stazione, crocevia di tutta la Val di Cornia.

Le attuali opere di riqualificazione seguono una serie di lavori già ultimati e fanno parte di un progetto generale di restyling che coinvolge anche altre stazioni ferroviarie toscane. Così all’interno dello scalo di Campiglia sono stati sistemati monitor luminosi, cartelloni e nuove pensiline. Sono stati poi innalzati i marciapiedi, in modo da eliminare il dislivello tra i treni in sosta e il terreno, e sono stati installati ascensori, attivati dopo diversi mesi di stop dovuto alla mancanza del collaudo.

Rfi fa sapere che i lavori attualmente in corso «termineranno verso ottobre e, successivamente, sarà sistemato il fabbricato principale, del quale verranno ristrutturati tetto e facciata».

Una stazione in continuo mutamento, insomma, il cui assetto definitivo tarda a prendere forma. I cambiamenti apportati hanno permesso allo scalo di ottenere una fisionomia più moderna, ma, nonostante questo, la stazione appare vuota. Oltre ai disagi causati dagli attuali lavori in corso, che proiettano turisti e pendolari all’interno di un sottopasso rumoroso, ristretto e con indicazioni temporanee e arrangiate, la stazione presenta varie criticità, note da tempo.

Molti dei locali nel fabbricato principale sono vuoti. La stanza dove sorgeva l’edicola è stata adibita a sala d’aspetto, il bar sul primo binario ha affisso il cartello “Vendesi” e, da circa un anno, la Polfer ha abbandonato la zona, a seguito di un programma di razionalizzazione che ha riguardato i presidi territoriali della polizia ferroviaria. I tre dipendenti sono stati trasferiti altrove e a Campiglia è sempre più difficile trovare qualcuno a cui fare riferimento in caso di bisogno.

Rimane la biglietteria, aperta, per quanto riguarda il mese di maggio, «dalle 6 alle 20,05, dal lunedì al venerdì. I giorni 16, 17, 29 e 31 l’ufficio sarà aperto solo in orario 6-13», si legge su un cartello affisso sul vetro.

Sulla rotatoria all’esterno della stazione, invece, c’è un’opera ritraente Lampo, il cane ferroviere, il cui muso è rivolto verso il fabbricato principale, quello che fa da sfondo alle panchine e alle insegne che riportano gli orari degli autobus. Ciò che manca è l’indicazione del luogo. Sull’edificio, cioè, non c’è scritto “Campiglia Marittima”.

Quella che è la principale porta ferroviaria di ingresso alla Val di Cornia, insomma, a fronte di una veste rinnovata, presenta una sostanza fatta di locali che chiudono e di personale che si trasferisce. Le informazioni, poi, non sono così facili da reperire.

«E’ una vergogna. L’area della stazione è abbandonata a se stessa – dice Beniamino Parisse, gestore del bar presente sul piazzale esterno – E c’è anche mancanza di senso civico perché gli automobilisti, non essendoci parcheggi davanti all’ingresso della stazione, si fermano, in divieto di sosta, direttamente sulla strada. La viabilità, poi, è scomoda e molti percorrono con l’auto le corsie riservate ai mezzi pubblici e ai taxi». L’assessore ai lavori pubblici Vito Bartalesi, da parte sua, interviene dicendo che, intanto, «c’è l’intenzione di installare un impianto di videosorveglianza nella parte esterna dello scalo».

Claudia Guarino – Il Tirreno 22.5.2018

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