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LETTERA APERTA
Alla Signora Sindaca
del Comune di Campiglia Marittima
D.ssa Alberta Ticciati
Dopo tanti anni ci siamo resi conto che non esiste uno stradario dettagliato del centro antico di Campiglia Marittima.
Almeno dalle nostre ricerche sul web e dalle …

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Baratti, l’edilizia è un affare per pochi e una fregatura per molti. Scrive Gian Franco Di Pietro

Inserito da il 7 Luglio 2008 – 06:38Nessun Commento

Sono uno dei privilegiati che hanno scelto Campiglia, e quindi anche Baratti, come il loro buen retiro, come ricorda spesso il sindaco di Piombino Gianni Anselmi, contrapponendoci ai “locali” e ai loro diritti; credo però che questo dato indiscutibile non ci debba impedire di prendere posizione sulle questioni urbanistiche e paesaggistiche che si pongono, sempre più di frequente in Val di Cornia, come quella, da ultimo, che riguarda Baratti, il destino del Casone e l’auspicio di Anselmi a questo proposito.

Dopo aver affermato all’ultimo Convegno di Campiglia sulle Rta che lui «non vuole morire in un presepio», il sindaco di Piombino si presenta virilmente e senza mezze misure come il profeta del cambiamento e del diritto delle popolazioni locali a perseguirlo.

Come riporta “La Repubblica” del 22 giugno, alla notizia che il Casone era stato acquistato per 5 milioni di euro insieme a circa 100 ettari, il sindaco ha auspicato che «al Casone ci facciano un albergo di lusso… la soluzione migliore, meglio che appartamenti o un nuovo centro visite». Il che mi sembra imperdonabile: perché lui è il sindaco di Piombino e, per i poteri che gli dà la legge urbanistica toscana, può decidere davvero di dare al Casone questa destinazione. E può prendere questa decisione anche a dispetto delle migliaia di cittadini che amano Baratti come un luogo sacro, uno dei vertici del paesaggio toscano e del rapporto dell’uomo col mare, nel quale “la dimensione del privato” è totalmente assente, nella continuità del golfo, della duna e della teoria dei pini monumentali.

Ma siamo sicuri che di fronte ai valori culturali, di storia e bellezza, di Campiglia, Piombino e di tutta la Val di Cornia, il diritto al cambiamento appartenga, solo e integralmente, ai “locali” e ai loro interpreti? Diritto che può riguardare anche la costruzione ex novo, in mezzo alla campagna della più evoluta orticultura toscana, a 700 metri dal mare, di un cementificio, sì avete udito bene! Possibile che il sindaco che ama il cambiamento, come noi d’altra parte, non riesca a vederlo nello straordinario paesaggio dell’orticoltura moderna, invece che nell’edilizia (affare per pochi e fregatura per molti), e nei suoi straordinari effetti figurativi: delle strette, basse e sterminate, in lunghezza, serre di plastica per la coltura dei meloni (che, scendendo da Campiglia sembrano dei laghi) e nel parallelismo delle strisce di plastica, strette e attaccate al suolo degli altri ortaggi.

Sul diritto al cambiamento, ha centrato il problema il presidente della Regione Martini quando, all’inaugurazione della Rocca di Campiglia ha invitato i “locali” a non subire la globalizzazione e la omogeneizzazione del paesaggio (garbato accenno, mi è sembrato, alle speculazioni in programma), dal momento che, tra le altre cose, visto che sulla costa toscana il paesaggio si vende più caro che altrove, è anche giusto dare qualcosa di più.

Cioè, come ricordava l’assessore all’urbanistica Riccardo Conti al convegno di Campiglia: «Non possiamo continuare a segare il ramo dell’albero sul quale siamo seduti». Quanto sopra, tuttavia, non impedisce a chi ha comprato il Casone per 5 milioni di euro, di farci un’abitazione da sceicco del petrolio, senza, naturalmente, modificare l’architettura esterna, la vegetazione e le recinzioni esistenti fatte di tamerici.

Gian Franco Di Pietro – Campiglia
(Docente di urbanistica e pianificazione del territorio all’Università di Firenze)

05.07.2008

Il Tirreno

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