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Basta edificare in zone a rischio: ricordiamoci che Rimigliano era un lago!

È molto significativo che il presidente  Enrico Rossi abbia dichiarato che la Regione Toscana non permetterà “mai più un mattone in zone a rischio idraulico” e che “chi lo vorrà fare, dovrà assumersene oneri e responsabilità”.

Ed è altrettanto importante che dopo le drammatiche alluvioni che hanno colpito Liguria e Toscana la Regione – sempre stando alle parole del presidente e all’iniziativa dell’assessore Marson secondo quanto riportato dalla stampa regionale in questi giorni – voglia cambiare radicalmente la politica urbanistica, mettendo un freno a uno sviluppo edilizio che non ha tenuto conto della natura. Occorre uno stop e una moratoria per tutte le costruzioni lungo i corsi d’acqua e nelle zone di bonifica, cioè in quelle aree che storicamente sono state allagate o occupate stabilmente dall’acqua.

Tali situazioni ricorrono in buona parte della Toscana costiera, come in Val di Cornia: nella zona di Venturina dalla Monaca a Campo alla Croce, nel comune di Piombino in particolare nella zona di Montegemoli, a San Vincenzo in particolare per quanto riguarda l’area di Rimigliano. Tutte aree bonificate tra l’800 e il ‘900, ma che per secoli sono state laghi o paludi. Oggi quelle stesse aree sono oggetto di dissennate politiche edificatorie.

Se la Regione intende essere coerente con gli impegni assunti in questi giorni, deve rivalutare con attenzione e responsabilità i piani strutturali e i regolamenti urbanistici dei Comuni di Campiglia, Piombino e San Vincenzo, che prevedono numerosi interventi edilizi proprio in queste aree, sia per scopi produttivi che residenziali e turistici.

La zona di Rimigliano, in particolare, situata in buona parte sotto il livello del mare, è stata per secoli un grande lago, usato per la pesca, la caccia e altre attività palustri; un lago perfino tutelato durante il granducato di Toscana, iniziato a prosciugare nel periodo lorenese, finché le esigenze agrarie e igienico-sanitarie non hanno portato alla sua bonifica tra l’800 e il primo ‘900. La bonifica fu realizzata deviando il corso dei fossi che portavano acqua nel lago (Fossa Calda, Rio Emiliano – da cui la zona prende il nome – e Botro ai Marmi).

Oggi il lago non c’è più, ma i corsi d’acqua ci sono ancora e una parte della tenuta è depressa rispetto al livello del mare. Anche per questo motivo è necessario bloccare la recente variante urbanistica del Comune di San Vincenzo che prevede più di 100 appartamenti e un albergo a Rimigliano. Tuteliamo il territorio invece di preparare futuri disastri con l’edificazione in zone storicamente così delicate.

Comunicato congiunto di
Comitato per Campiglia e Associazione Democrazia e Territorio

8 novembre 2011

NOTA: I poderi della Tenuta di Rimigliano sorgono su piccole alture, dune, sapientemente selezionate all’epoca della bonifica per edificare al sicuro dall’acqua.
Si trovano tra i 5 e i 10 metri al di sopra del livello del lago, che a sua volta è pochi centimetri al di sopra del livello del mare. Posizione comunque delicatissima, come si può riscontrare dalle aree esondabili a 500 anni. In questi giorni vari esperti hanno sottolineato come i periodi di ritorno degli eventi tendono ad accorciarsi, per cui l’una volta in 500 anni può diventare una volta su 100, con conseguenze tragiche per i futuri abitanti della tenuta.

Rimigliano: aree esondabili (documento del Comune di San Vincenzo)

Sulla stampa:
«Rimigliano, c’è rischio idrogeologico»
Una nota delle associazioni sottolinea anche il «nuovo corso edile» della Regione
«Ricordiamoci che Rimigliano era un lago». Così Alberto Primi, presidente del Comitato per Campiglia, e l’Associazione Democrazia e Territorio, intervengono sul progetto di variante urbanistica richiamando il problema dei rischi idrogeologici. Costruire in una zona storicamente soggetta ad allagamenti potrebbe, secondo i comitati, costituire un inutile rischio.
«E’ significativo — affermano —_che il presidente Enrico Rossi abbia dichiarato che la Regione Toscana non permetterà “mai più un mattone in zone a rischio idraulico” e che “chi lo vorrà fare, dovrà assumersene oneri e responsabilità”. Ed è altrettanto importante che dopo le drammatiche alluvioni che hanno colpito Liguria, Lunigiana e ora anche l’Elba — sempre stando alle parole del presidente e all’iniziativa dell’assessore Marson secondo quanto riportato dalla stampa regionale in questi giorni — voglia cambiare radicalmente la politica urbanistica, mettendo un freno a uno sviluppo edilizio che non ha tenuto conto della natura. Occorre uno stop e una moratoria per tutte le costruzioni lungo i corsi d’acqua e nelle zone di bonifica, cioè in quelle aree che storicamente sono state allagate o occupate stabilmente dall’acqua».
«Tali situazioni  — spiega Alberto Primi — ricorrono in buona parte della Toscana costiera, come in Val di Cornia: nella zona di Venturina dalla Monaca a Campo alla Croce, nel comune di Piombino in particolare nella zona di Montegemoli, a San Vincenzo in particolare per quanto riguarda l’area di Rimigliano. Tutte aree bonificate tra l’800 e il ‘900, ma che per secoli sono state laghi o paludi. La zona di Rimigliano, in particolare, situata in buona parte sotto il livello del mare, è stata per secoli un grande lago, usato per la pesca, la caccia e altre attività palustri; un lago perfino tutelato durante il Granducato di Toscana, iniziato a prosciugare nel periodo lorenese, finché le esigenze agrarie e igienico-sanitarie non hanno portato alla sua bonifica tra l’800 e il primo ‘900».
E concludono: «La bonifica fu realizzata deviando il corso dei fossi che portavano acqua nel lago (Fossa Calda, Rio Emiliano – da cui la zona prende il nome – e Botro ai Marmi). Oggi il lago non c’è più, ma i corsi d’acqua ci sono ancora e una parte della tenuta è depressa rispetto al livello del mare. Anche per questo motivo è necessario bloccare la recente variante urbanistica del Comune di San Vincenzo che prevede più di 100 appartamenti e un albergo a Rimigliano».
La Nazione 9.11.2011

Corriere Etrusco 9.11.2011

«Cemento nella Tenuta a rischio idraulico»
Il Comitato per Campiglia e l’associazione “Democrazia e territorio” lanciano un appello affinché non si edifichi nella Tenuta di Rimigliano, in quelle che ritengono zone a rischio idraulico. L’appello viene in un momento molto delicato per la Toscana. «Significativo – dicono il Comitato e Democrazia e territorio – che il presidente Enrico Rossi abbia dichiarato che la Regione Toscana non permetterà “mai più un mattone in zone a rischio idraulico” e che “chi lo vorrà fare, dovrà assumersene oneri e responsabilità”».
«Tali situazioni – proseguono – ricorrono in Val di Cornia: nella zona di Venturina, dalla Monaca a Campo alla Croce, nel comune di Piombino, in particolare nella zona di Montegemoli, a San Vincenzo, in particolare per quanto riguarda l’area di Rimigliano. Tutte aree bonificate tra l’800 e il ‘900, ma che per secoli sono state laghi o paludi. Oggi quelle stesse aree sono oggetto di dissennate politiche edificatorie. Se la Regione intende essere coerente con gli impegni assunti in questi giorni, deve rivalutare con attenzione e responsabilità i piani strutturali e i regolamenti urbanistici».
Il Tirreno 10.11.2011