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Il Casone di Baratti: precisazioni e commenti ad uso del Sig. Gelichi

Inserito da il 23 Gennaio 2021 – 08:41Nessun Commento

Il Comitato per Campiglia ha avuto occasione di conoscere due interventi del sig. Gelichi (*) su quanto scritto in merito al futuro del Casone.

L’intervento del Comitato era interlocutorio e non escludeva a priori l’utilizzo dell’edificio per uso turistico-ricettivo. Semplicemente ne metteva in dubbio la fattibilità, viste tutte le problematiche di carattere archeologico e monumentale poste dagli esperti durante il percorso partecipativo sul Piano Particolareggiato di e Populonia.

In questi casi la cosa più semplice da fare è che la proprietà affidi alle soprintendenze l’incarico di svolgere tutte le indagini necessarie a capire quali sono i punti critici da tutelare e conseguentemente capire quali sono i margini di intervento su un edificio che nacque su un’area archeologica.

Il Comitato per Campiglia ha sempre sostenuto che l’uso più corretto è quello di centro studi e restauro legato al sito archeologico e continua a esserne convinto, proprio per consolidare e strutturare al meglio la configurazione del “parco archeologico” che è la vera vocazione di Baratti e Populonia.

Non mi sembra che l’ipotesi di realizzare un albergo di alto livello, come richiesto dal Piano, risolva i problemi di tutte le classi di lavoratori elencati da Gelichi, mentre è sicuro che senza un approfondimento preventivo può determinare un danno irreparabile ad un patrimonio culturale che supera le generazioni e gli eventi immediati e contingenti.

Vorrei poi ricordare al sig. Gelichi che la battuta “Campiglia cosa c’entra” dimostra una certa ignoranza dell’ impegno del Comitato su tante parti del territorio (Campiglia, Piombino, ) ed è una nota molto stonata nella sempre sbandierata azione della Val di Cornia che deve essere unita nell’affrontare i problemi del territorio.

Gratta gratta si sente odore di campanile, come se i limiti amministrativi avessero a che fare con le realtà del territorio e della sua storia.

In qualche modo  ci sembra anche una campana a morto per il futuro della Val di Cornia Spa.

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