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Piano regionale cave, il Wwf è critico «Occasione persa per cambiare passo»

Inserito da il 18 Ottobre 2019 – 13:08Nessun Commento

Dai volumi di materiale estratti ai dati sull’occupazione l’associazione ritiene necessario fare approfondimenti.

In quale direzione va il Piano regionale per i prossimi vent’anni? A chiederselo è il Wwf della provincia di Livorno. «Le previsioni di estrazione per i prossimi 20 anni prevedono un incremento del 22% nelle escavazioni nel comprensorio industriale – sostiene il vicepresidente Wwf Livorno Stefano Gualerci -.

Cave di Monte Calvi

Lo stesso piano cave, nella relazione generale, dice che la Toscana nell’ultimo decennio ha visto il dimezzamento dei volumi estratti, passando da circa 12,6 milioni di metri cubi (mc) estratti nel 2007 a 6 milioni di mc scarsi nel 2016, la produzione di materiali per usi industriali è passata da un totale di circa 3 milioni di mc estratti nel 2007 a poco meno di 1,5 milioni nel 2016».

Si tratta di dati che per il Wwf avrebbero bisogno di approfondimenti. «Non irrilevante sarebbe un’analisi sulla grande trasformazione del tessuto industriale che non riceve più alcun quantitativo di calcare per l’ormai ex ciclo integrale delle acciaierie di Piombino, fermo dal 2014.

Nel Piano cave comunque non si menziona una futura ripresa di tale attività. Inoltre, pesa e non poco la crisi dell’immobiliare che ha ridotto drasticamente la domanda di materiali per l’edilizia e le opere di urbanizzazione».

Dal punto di vista di impatto paesaggistico, adesso le cave in Val di Cornia «occupano più di 250 ettari di terreno collinare, purtroppo destinati ad aumentare. L’incremento dei volumi e delle superfici di escavazione, in particolare sui versanti del Monte Calvi, sono in conflitto con la valorizzazione del patrimonio culturale e naturalistico».

Rocca di San Silvestro

Nel e intorno al comprensorio di Monte Calvi, nei Comuni di Campiglia e San Vincenzo, «esiste un complesso patrimonio archeologico, storico minerario e naturalistico, solo in minima parte valorizzato, che rappresenta senza ombra di dubbio una risorsa inesauribile, a differenza del materiale estratto dalle stesse cave, patrimonio che sarebbe fondamentale per la riconversione dell’economia locale verso una destagionalizzazione del turismo naturalistico-culturale, che a differenza di quello mordi e fuggi o prettamente balneare è spalmato su tutto l’anno, visto anche il buon clima delle nostre zone».

In queste condizioni, «purtroppo, il Parco archeominerario di San Silvestro non può espandersi, e inoltre non si creano le giuste condizioni per promuovere e valorizzare un’area che dovrebbe essere protetta e tutelata come il Sito d’importanza comunitaria (Sic) di Monte Calvi, fondamentale per la tutela di alcuni endemismi, come la Bivonea del Savi, una brassicacea molto rara e una delle poche specie di interesse comunitario presenti in Toscana – afferma Gualerci -. Inoltre, vi crescono moltissime specie di orchidee selvatiche, nonché alcuni insetti rari come la farfalla Euchloe tagis calvensis, e i lepidotteri Euplagia quadripunctata e Coenonympha corinna elbana, una farfalla endemica della Toscana».

Con la cessazione del ciclo integrale piombinese, «è venuto meno il fabbisogno di calcare nelle acciaierie di Piombino e, in ogni caso, la cava di Monte Calvi non fa più parte della nuova proprietà che ha rilevato quel che resta delle ex acciaierie Lucchini.

Il Piano regionale non contiene stime sui fabbisogni dell’industria chimica e siderurgica della costa livornese nei prossimi 20 anni, ed è per questo realistico pensare un consumo di gran lunga inferiore agli oltre 21 milioni di metri cubi di calcari assegnati alle cave di San Carlo e Monte Calvi per usi industriali. Indubbiamente questi calcari sono ancora importanti per la cosi detta “filiera corta” delle industrie della costa livornese, ma lo stesso Piano non garantisce per esse, parlando genericamente di un mercato dei calcari per l’industria».

Anche dal punto di vista occupazionale «non c’è molta chiarezza, essendo i dati del Piano fermi al 2016. Apprendiamo che nel quadriennio 2013-2016 la media degli occupati in Val di Cornia è stata del 7,28% rispetto al totale della regione, mentre l’incidenza delle escavazioni sul totale dei volumi estratti in tutta la Toscana è stata del 18,87%. Sono dati che evidenziano un peso infinitesimale dell’occupazione nel settore estrattivo nel quadro d’insieme della Val di Cornia.

C’è infine da considerare che tutto il settore è stato oggetto di una crisi strutturale, dovendo fare ricorso più volte agli ammortizzatori sociali. Forse, si potrebbe impiegare i lavoratori anche in quei lavori di recupero e messa in sicurezza dei fronti di cava dismessi, che da troppo tempo sono rimasti sulla carta».

E conclude: «Rimane ferma l’idea che ancora una volta si è persa l’occasione per rilanciare fortemente un’immagine diversa del nostro territorio. La tanto decantata idea, delle amministrazioni locali, di allungare la stagione turistica e di valorizzare i nostri patrimoni storico archeologico e naturalistico, vengono frustrati e vanificati dall’assenza di un vero cambio di passo nelle scelte che riguardano il futuro del nostro territorio».

Il Tirreno 18.10.2019

I NUMERI;
Dai calcari di Monte Calvi e San Carlo il 59% del fabbisogno per l’industria

Nel territorio sono individuati tre comprensori estrattivi. La cava di Monte Calvi a Campiglia, che insieme a quella di San Carlo (Solvay), continueranno a essere destinati a estrarre calcari a uso industriale. I calcari di Monte Valerio a Campiglia, destinati alle costruzioni, e il comprensorio dei calcari di Monte Peloso a Suvereto, destinati a usi ornamentali, come le due cave di Broccatello a Castagneto. In tutto potranno essere cavati oltre 30 milioni di metri cubi di materiali, pari al 16% del fabbisogno regionale: un quantitativo di poco inferiore a quello previsto per il bacino dei marmi di Carrara, che colloca la Val di Cornia al secondo posto in Toscana. Il peso maggiore è dato dai calcari per l’industria provenienti dalle cave di Monte Calvi e San Carlo. Da qui potranno essere estratti 21,6 milioni di mc, il 59% del fabbisogno toscano per l’industria. 

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