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23 Settembre 2019 – 08:37 |

Ecco il contenuto dell’interpellanza che il Gruppo 2019 ha mandato al Sindaco e Presidente del Consiglio comunale Dr.ssa Alberta Ticciati:

Premesso che

sul comparto della Fonte di Sotto esisteva una previsione urbanistica ormai scaduta per la realizzazione …

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In silenzio la Val di Cornia è distretto regionale cave (Stile Libero)

Inserito da il 24 Agosto 2019 – 09:18Nessun Commento

Lo scorso 31 luglio il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato una legge di modifica delle disposizioni in materia di (la n. 56/2019) e il nuovo Piano Regionale (PRC) che prevale sulle scelte di pianificazione territoriale dei Comuni e ha efficacia per il ventennio 2019–2038. Ai Comuni sono tuttavia demandati approfondimenti territoriali che possono condizionare o escludere le attività estrattive.

Cave di Campiglia

Non vi è dubbio che si tratta di un atto rilevante, sia per il governo dei territori che per gli indirizzi delle economie locali. La Val di Cornia è pesantemente interessata dalle previsioni del PRC. Qui,infatti, sono stati individuati tre “comprensori estrattivi”:

  • il comprensorio dei “calcari di Campiglia” (in realtà comprende sia la cava di Monte Calvi nel Comune di Campiglia che quella di San Carlo nel Comune di San Vincenzo) destinati ad usi industriali;
  • il comprensorio dei “calcari di Monte Valerio” nel Comune di Campiglia destinati alle costruzioni;
  • il comprensorio dei “calcari di Monte Peloso” nel Comune di Suvereto destinati ad usi ornamentali.

A rimarcare l’incidenza sui territori delle previsioni del PRC ci sono i dati quantitativi dei materiali estraibili nella zona nei prossimi venti anni. Dai tre comprensori estrattivi della zona potranno essere scavati complessivamente 30.496.698 metri cubi (mc) di materiali, pari al 16,33% dell’intero fabbisogno regionale: un quantitativo di poco inferiore ai 33.892.338 mc del “bacino dei marmi di Carrara” che colloca la Val di Cornia al secondo posto su scala regionale per volumi di materiali estraibili dalle cave.

Il peso determinante delle escavazioni nella zona è costituito dai calcari per l’industria provenienti dalle cave di Monte Calvi e San Carlo. Da qui potranno essere estratti 21.669.820 mc di materiali, pari al 71% del complessivo locale e al 59,88 % dell’intero fabbisogno regionale di materiali per l’industria.

In quale direzione va il Piano Regionale Cave per i prossimi 20 anni?
I dati storici forniti dalla Regione ci dicono che nel quadriennio 2013–2016 dalle cave di calcare della Val di Cornia (Monte Calvi, Monte Valerio e San Carlo) sono stati estratti 4.693.126 mc di materiali per usi industriali e per costruzioni, con una media annua di 1.173.281 mc. Le previsioni per il ventennio 2019–2038 per gli stessi materiali prevedono una media annua pari a 1.443.075 mc, con un incremento delle escavazioni del 22%. Anche per la cava di Monte Peloso a Suvereto si passa da una media annua di 39.121 mc di materiali ornamentali estratti nel quadriennio 2013–2016 ad una media per il prossimo ventennio di 81.760 mc annui con un incremento del 108%.

Si tratta di dati in controtendenza con le dinamiche del settore estrattivo che richiedono spiegazioni visto che, come afferma la stessa relazione generale del PRC, nell’ultimo decennio la Toscana ha fatto registrare “il dimezzamento dei volumi estratti, passando da circa 12.650.000 mc estratti nel 2007 a 6.000.000 mc scarsi estratti nel 2016”. Senza considerare che la Val di Cornia è stata un epicentro di grandi trasformazioni nella struttura economico-produttiva con incidenza diretta sulle cave della zona.

Come su scala nazionale e regionale, anche in Val di Cornia da oltre un decennio la crisi del settore immobiliare ha ridotto drasticamente la domanda di materiali per l’edilizia e per le opere di urbanizzazione.
Dal 2014 è cessato del tutto il fabbisogno di calcare per il ciclo siderurgico delle acciaierie di Piombino di cui storicamente la cava di calcare di Monte Calvi, prima della cessione a privati agli inizi degli anni 2000, era un’ appendice produttiva con vincolo di utilizzo del calcare solo in quello stabilimento. Ad oggi non sappiamo se la ripresa produttiva in campo siderurgico ci sarà, in che misura e se i nuovi impianti avranno ancora bisogno del calcare di Monte Calvi. Il PRC comunque lo ignora.

Inoltre la bonifica del SIN di Piombino, quale precondizione ineludibile per la reindustrializzazione di quelle immense aree, porrà all’attenzione delle amministrazioni locali, regionali e nazionali il tema del recupero di quantità rilevanti di rifiuti riciclabili che andranno ad interferire con il mercato locale degli inerti di cava.

Sulle pendici del Monte Calvi, nei Comuni di Campiglia e San Vincenzo, non esistono solo i giacimenti di calcare per usi industriali (risorsa esauribile), ma un complesso patrimonio archeologico, storico minerario e naturalistico, solo in minima parte valorizzato, che rappresenta anch’esso una risorsa (non esauribile) per la riconversione dell’economia locale che merita di essere salvaguardato.

Nei decenni passati, ed anche nei più recenti atti di pianificazione territoriale (in ultimo il piano strutturale del 2007 di Piombino, Campiglia e Suvereto), i Comuni della zona si erano espressi per il contenimento e la progressiva riconversione delle attività di cava per consentire la valorizzazione delle risorse culturali e paesaggistiche presenti sulle colline della zona, in particolare sulle pendici di Monte Calvi dove esiste un parco archeominerario di notorietà europea, un reticolo minerario storico-archeologico solo in minima parte valorizzato e un sito d’interesse comunitario per la tutela della biodiversità (SIC). A più riprese hanno espresso anche la volontà di favorire il recupero dei rifiuti industriali (compresi quelli delle bonifiche del SIN di Piombino) per la costruzione di infrastrutture e opere pubbliche in sostituzione degli inerti di cava. Nei fatti, però, con varianti urbanistiche il Comune di Campiglia ha ampliato i perimetri di cava e la durata delle escavazioni, mentre è del tutto scomparso il tema del riciclo dei rifiuti industriali.
Siamo dunque di fronte a contraddizioni e conflitti, mai risolti ed anzi accentuati nel corso degli anni, che di nuovo si ripropongono.
I Comuni avrebbero dovuto affrontare questi problemi ancor prima che la Regione adottasse il PRC, ma di questo non c’è traccia alcuna nel dibattito dei consigli comunali di questi ultimi anni. Se lo ha fatto qualche sindaco o giunta non lo hanno reso pubblico. Come non c’è ancora informazione sui contenuti del Piano regionale adottato alla fine di luglio, mentre decorrono i termini per le osservazioni che scadranno il 20 ottobre 2019. Il silenzio delle amministrazioni comunali interessate equivale ad una tacita accettazione di quello che era stato annunciato, ossia il distretto regionale delle cave in Val di Cornia.
C’è di che riflettere.

Glossario

Attività estrattiva
: l’attività di escavazione finalizzata alla commercializzazione del prodotto scavato o alla realizzazione di opere pubbliche (LR. n.35 del 25.03.2015 e s.m.i.);
Materiali per usi industriali e per costruzioni: sono classificati dalla LR. n. 35 del 25.03.2015 e s.m.i e comprendono: calcari, dolomie, pomici, gessi, farine fossili, sabbie silicee, argille, torbe, sabbie e ghiaie e altri materiali per granulati, pezzami, conci, blocchetti. Sono compresi nei materiali di tipologia a) del PRC;
Materiali per usi ornamentali: sono classificati dalla LR. n. 35 del 25.03.2015 e s.m.i e comprendono: marmi, cipollini, arenarie, graniti, sieniti, alabastri, ardesie, calcari, travertini, tufi, trachiti, basalti, porfidi, ofioliti. Sono compresi nei materiali di tipologia b) del PRC;
Comprensori estrattivi: sono individuati del PRC e delimitano porzioni di territorio contraddistinte da caratteristiche geologiche, geomeccaniche, litologiche simili. Nella Val di Cornia, in relazione alla diversa caratterizzazione geologica e geomeccanica dei calcari, il PRC ha individuato tre diverse tipologie di comprensori estrattivi:

  • calcari per l’industria (destinati a cicli produttivi di tipo industriale come a lungo è stato il calcare della cava di Monte Calvi per la produzione di acciaio nello stabilimento di Piombino e come tutt’ora lo è il calcare della cava di San Carlo per lo stabilimento Solvay di Rosignano che produce soda, bicarbonato e carbonato di sodio);
  • calcari per le costruzioni (per l’edilizia, le urbanizzazioni, le infrastrutture in generale, ecc.)
  • calcari per usi ornamentali (decorazione, rivestimenti, pavimentazioni, abbellimento di edifici e luoghi).

I precedenti
Chi è interessato al tema cave in Val di Cornia può utilmente leggere la pubblicazione di Stile libero Idee dalla Val di Cornia
Cave mie dolci cave 3 luglio 2013/4 novembre 2018.

Stile Libero 24.8.2019

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