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Cave di Monte Calvi e Monte Valerio: alla ricerca della legittimità

Inserito da il 14 Gennaio 2019 – 17:53Nessun Commento

Lettera inviata dal Comitato per Campiglia al GRIG,  Gruppo di Intervento Giuridico:

Oggetto : di e in Comune di Campiglia Marittima

Il Comitato per Campiglia ha sempre avuto come uno degli obbiettivi significativi per la tutela del paesaggio della Val di Conia, la regolazione, riduzione e/o chiusura definitiva delle cave, in un quadro di approfondimento delle effettive necessità di materiale di cava non sostituibile da materiali riciclati.

Il settore estrattivo è in piena crisi da anni, vista l’ormai decennale riduzione di richiesta nel settore edile e la chiusura delle Acciaierie di Piombino. Questa situazione ha portato da parte della Soc. Cave di Campiglia a richiedere la formazione di un tavolo di crisi per evitare il licenziamento di 10 dei quaranta addetti. La riunione si concluse il 30 novembre 2016 con un verbale firmato da Comune, Regione, organizzazioni sindacali e Soc. Cave di Campiglia, nel quale ci si impegnava a protrarre i tempi di coltivazione della cava di Monte Calvi fino ad esaurimento dei volumi estraibili concessi dal Piano di coltivazione. (vedi allegato)

Questo criterio fu poi inserito nellaVariante contestuale del Piano Strutturale e al Regolamento Urbanistico in adeguamento al piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili (P.A.E.R.P.), e variante normativa al piano strutturale. 

In quella sede furono aggiornati norme e grafici del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico, estendendo il criterio di arrivare all’esaurimento dei volumi estraibili concessi al di là della scadenza della concessione. (vedi allegati).

Il Comitato per Campiglia ritiene che così facendo si sia incorsi in un illecito. Infatti secondo la legge regionale un piano di coltivazione tra l’altro deve indicare tassativamente, pena la non approvabilità, il volume di materiale del quale si richiede l’estrazione e i tempi di validità della concessione. 

Né nel verbale del Tavolo di crisi, né nella variante a Piano strutturale e R.U. , troviamo alcun riferimento ad una nuova data di scadenza delle estrazioni pur essendo la concessione di Monte Calvi scaduta nel Dicembre del 2018 e quella di Monte Valerio in scadenza nel 2020. 

L’avere accettato il criterio che al rispetto dei tempi fissati di validità della concessione, dovesse essere prevalente l’estraibilità dei volumi concessi e senza fissare alcuna nuova data di scadenza, farà sì che le due cave potranno non avere mai un  termine al di là di tutte le dichiarazioni di voler ridurre e contenere le attività estrattive viste come attività economiche residuali. Conseguentemente non vi sarà una conclusione delle attività di rinaturalizzazione e le ferite nel paesaggio potranno essere mantenute indefinitivamente. 

Possiamo presumere che tutto ciò serva ad arrivare ad un Piano Regionale Cave che magari ammetterà il potenziamento delle attività estrattive malgrado la mancanza di una richiesta di mercato adeguata, e lo dimostra il fatto che La Cava di Montecalvi (28/09/2018 prot. 26360) hanno trasmesso alla Amministrazione di San Vincenzo “le richieste per la promozione di un Accordo di Pianificazione finalizzato all’ampliamento delle rispettive Cave, ai sensi degli artt. 41 e 42 della L.R.T. n. 65/2014 e con l’Avvio della contestuale procedura di VAS ai sensi degli artt. 22, 23 e 24 della L.R.T. n. 10/2010.” (vedi allegato)

Il Comitato per Campiglia vorrebbe avere dei chiarimenti sulla legittimità di una dilazione a tempi indeterminati della scadenza delle concessioni rilasciate, e vorrebbe anche sapere se e come è possibile ricorrere contro un accordo del genere che rimanda all’infinito il problema della tutela paesaggistica della Val di Cornia e la conseguente tutela di attività economiche legate al turismo e danneggiate o comunque ostacolate , dalla presenza di cave in gran parte ormai inutili.

Cordiali saluti

Campiglia Marittima  14 gennaio 2018

Comitato per Campiglia
Alberto Primi

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