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Un piano alla Frankenstein per la Val di Cornia

Inserito da il 8 Gennaio 2019 – 20:27Nessun Commento

 Il Piano Strutturale è lo strumento attraverso il quale una Amministrazione decide i criteri di sviluppo in un arco di tempo lungo del territorio amministrato 

In Val di Cornia già dal 1986 era stata fatta una importante scelta politica che aveva portato i comuni di Piombino, Campiglia, San Vincenzo, Suvereto e Sassetta a coordinare la pianificazione dei singoli comuni. 

Val di Cornia

Dopo questa fase anticipatrice e innovativa iniziò un processo “autonomistico” che si concluse nel 2007 con la redazione da parte del Circondario della val di Cornia, del Piano Strutturale relativo ai soli Comuni di Piombino, Suvereto e Campiglia Marittima, con la defezione dei Comuni di San Vincenzo e Sassetta. 

Il Piano Strutturale del 2007 avrebbe dovuto durare per 15 anni e si sarebbe dovuto attuare in tre Regolamenti Urbanistici di cinque anni ognuno che avrebbero dovuto indicare in dettaglio gli interventi ammissibili sul territorio nel rispetto degli indirizzi del Piano Strutturale ; in realtà questi Regolamenti Urbanistici, approvati con grande ritardo, si sono ridotti ad uno solo ma con numerose successive varianti.

Di fatto possiamo parlare di fallimento della pianificazione da imputare al fatto che con i terremoti economici del 2008, il mondo è cambiato e quindi tutte le previsioni di sviluppo economico e demografico alla base del Piano Strutturale del 2007 sono risultate irrealizzabili. 

Di fronte ad un disastro strutturale scambiato per una crisi passeggera, si è voluto continuare a pianificare con Regolamenti Urbanistici (Campiglia e Suvereto nel 2011, Piombino nel 2014), basati su dati e ipotesi di sviluppo ormai fuori dalla realtà.

Ci siamo trovati così con Regolamenti Urbanistici che permettevano di costruire centinai di nuove abitazioni oltre quelle non ancora realizzate dei vecchi Piani, di destinare ad attività produttive decine di ettari in più, di realizzare per il turismo nuove centinaia di posti letto.

Pur di fronte ad una totale mancanza di rispondenza tra previsioni e attuazione dei piani,  Piombino e Campiglia hanno continuato a servirsi degli strumenti esistenti benché scaduti, andando avanti a suon di Varianti per soddisfare le richieste di questo e di quello e senza nessuna strategia complessiva. A questo va aggiunto che i due Comuni , pur avendo potuto avviare il procedimento di formazione del nuovo PS fin dal 2014,  si decidono solo nell’agosto del 2018 ad approvare delibere di Giunta di Avvio del procedimento, a poco più di un anno dalla scadenza prevista dalla legge (27 novembre 2019).

Oggi quindi si è obbligati a varare un piano strutturale e lo si fa cercando di ridar vita in qualche modo ad un processo di pianificazione che riguardi tutta la Val di Cornia .  Si metterà quindi a punto un Piano limitato a Piombino e Campiglia “pur confermando l’obiettivo del coordinamento con i processi di pianificazione autonomamente avviati dai Comuni di San Vincenzo e Sassetta” e con la “mancata inclusione del Comune di Suvereto”; come dire che sarà un Piano alla FRANKENSTEIN.

Comunque l’avvio del procedimento parte nel 2018 e viene approvato con delibere di Giunta da Piombino (218/2018) e Campiglia Marittima (100/2018). Il Piano si compone di vari elaborati, relazione preliminare VAS e un testo di ben 156 pagine nelle quali si ripercorre la storia della Pianificazione in Val di Cornia, i criteri e i contenuti del vigente Piano Strutturale, i livelli di attuazione di questo e le ipotesi di lavoro per la redazione del nuovo piano.

In realtà questo testo con ben 46 pagine di citazioni, dice nulla di nuovo e si limita a riportare dati di partenza vecchi e superati, sottolinea molto blandamente che le previsioni del Piano Strutturale non sono state minimamente attuate e che quindi è tutto da rifare come ormai il Comitato per Campiglia dice da anni.

Unico elemento “innovativo” è il dichiarare che si tratta di formare una Variante al Piano Strutturale e non un nuovo Piano in quanto il piano vigente per come fu conformato nel 2007, è sufficientemente conforme ai criteri da adottare oggi. Per cui “Per quanto possibile ci si propone pertanto di mantenere l’impianto normativo e la struttura del piano vigente” 

Si tratterà allora di “rileggere ed aggiornare la strategia dello sviluppo del piano, rivedendo in particolare: 

gli obiettivi generali da perseguire per il governo del territorio secondo i lineamenti programmatici espressi nel presente documento; … gli obiettivi specifici per gli interventi di recupero paesaggistico – ambientale di  riqualificazione – rigenerazione urbana degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado”

Inoltre “il dimensionamento del piano, in rapporto alle condizioni di sostenibilità che dovranno scaturire dal quadro conoscitivo e dal processo valutativo del piano; la verifica delle dotazioni territoriali ed urbane pubbliche e di interesse pubblico (nel rispetto degli standard di cui al DM 1444/68 ed alle ulteriori standard integrativi). “

In sintesi in tutto il documento non si trova alcun indirizzo innovativo per lo sviluppo e riordino del territorio e si ripetono appelli alla tutela del paesaggio e dell’ambiente in chiave con i contenuti del Piano paesaggistico del quale per altro si ha da tempo un rispetto puramente formale e nessuna applicazione sostanziale.

Il documento è impostato per un pubblico puramente specialistico e si nota l’assoluta mancanza di interesse di renderlo accessibile ai cittadini, magari fornendo una sintesi non tecnica della relazione.

La fase di raccolta di idee e suggerimenti è in atto dall’ottobre del 2018 con la redazione di un questionario al quale hanno risposto 111 persone (72% a Piombino e 28% a Campiglia): un risultato difficilmente valutabile visto che tra Piombino e Campiglia i cittadini che avendo diritto al voto si possono ritenere in grado e in dovere di suggerire il futuro del loro territorio, sono circa 30.000.

A questo seguiranno incontri pubblici su temi specifici. Vorremmo sapere cosa ha fatto in merito l’Amministrazione di Campiglia dopo una illustrazione in Commissione Urbanistica, molto superficiale, approssimativa e priva di approfondimenti  del documento di Avvio del Procedimento .

Il Comitato per Campiglia ha inviato il questionario in via telematica richiedendo che venissero eliminate tutte le previsioni di modifiche del territorio previste nel Piano Strutturale che non siano state attuate (vedi Edificabilità turistica a La Fonte di Sotto, edificabilità nuova o “per decollo atterraggio” delle aree attorno ai laghetti di Tufaia), che siano state attuate in minima parte ( lottizzazione a Le Lavoriere e aree circonvicine) o che non siano state completate (lottizzazione alla Stazione di Campiglia).

Per questi casi occorre escludere le aree dai limiti urbani (ad esempio la Fonte di Sotto e le Lavoriere) riportandole a destinazione rurale o assimilabile. Nel caso della Stazione occorre ammettere il solo riordino con limitati interventi di nuova edificazione. Il Comitato ha indicato anche come prevalente la necessità di interrompere o ridurre in tempi certi le attività di cava di inerti finalizzandole al solo soddisfacimento di richieste certe. 

Campiglia Marittima 8 gennaio 2019

Comitato per Campiglia
Arch. Alberto Primi

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