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Monte Solaio, l’amministrazione spiega la variante della struttura alberghiera

Inserito da il 6 Febbraio 2018 – 13:30Nessun Commento

 Poche persone presenti all’incontro pubblico, ieri pomeriggio, sulla variante al regolamento urbanistico che interessa l’azienda agricola Monte Solaio. Presenti la sindaca Soffritti e l’assessore all’urbanistica Vito Bartalesi, mentre l’architetto comunale Annalisa Giorgetti ha illustrato nel dettaglio la variante, ripercorrendo le principali tappe della trasformazione di Castello Bonaria in struttura ricettiva.

Come avevamo già anticipato, la prima tappa è stato un bando comunale, a cui l’azienda aveva partecipato (unica), con cui ha avuto 36 posti letto. Il regolamento urbanistico del 2011 ne prevedeva 60 sulle colline campigliesi, senza specifica localizzazione.

Così, nel 2014 sono stati rilasciati dei permessi a costruire che hanno coinvolto la struttura principale e la casa dell’ex custode (ristrutturata negli anni ’90 e poi destinata a centro polifunzionale): il castello è stato restaurato per realizzare ristorante, bar e altri servizi al piano terra, e le camere al piano primo e al piano mansarda.

Era prevista anche una sala esterna coperta con gazebo. Nella casa del custode sono state create 5 camere, oltre a un ampliamento di altre 5 nelle immediate vicinanze. Il permesso prevedeva anche una piscina esterna.

Nel maggio 2017, è stata approvata una variante al regolamento urbanistico con cui è stato ammesso un ulteriore ampliamento per altri servizi ricettivi, su 400 metri quadrati di superficie lorda di pavimento: l’azienda ha quindi presentato una variante al permesso a costruire, per creare un centro benessere al piano seminterrato, con solarium esterno e la piscina prevista.

Successivamente, la Monte Solaio ha chiesto di implementare ulteriormente la struttura per completare l’albergo: l’amministrazione ha quindi avviato a dicembre il procedimento per una nuova variante urbanistica che gli assegna altri 400 metri quadrati destinati a una sala convegni e una chiesa per cerimonie religiose.

L’azienda aveva anche richiesto un permesso di ricerca per acque termali. Ma, come spiegato dall’architetto, dopo aver il Comune assoggettato l’istanza a valutazione di impatto ambientale, il proponente non ha avviato la ricerca. 

Annalisa Mastellone – Il Tirreno 6.2.2018

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