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PROTOCOLLO DI INTESA PER IL RECUPERO E LO SVILUPPO DEL PATRIMONIO AMBIENTALE, INDUSTRIALE, ARCHEOLOGICO E CULTURALE DELL’AREA MONTE CALVI, CAMPIGLIA M.ma
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Prima le cave. Ora le pale. Domani l’immondizia?

Inserito da il 4 Febbraio 2018 – 17:20Nessun Commento
Le e le pale.
Ditemi che non è vero…

Perché non è possibile che oltre alle cave ci siano anche le pale eoliche sul Monte Calvi, assolutamente no.

 

Questo articolo è stato commentato sabato 27 gennaio su “Panteon – L’Italia è”, una trasmissione su Raitre, dedicata ogni settimana ad una norma della Carta in ordine progressivo. La puoi riascoltare cliccando qui:

http://www.raiplayradio.it/audio/2018/01/LaposItalia-195168–Pantheon-2f387e56-ce4e-4dc6-bbfe-79f292dbf78c.html

I commenti agli articoli della Costituzione sono affidati ad illustri giuristi quali Sabino Cassese.

C’è stata una dotta disquisizione sul testo della disposizione, che ha valore di principio, sulla apparente contrapposizione nel richiamo dell’articolo 9 tra la Repubblica nell’incipit e la Nazione quale soggetto cui appartengono i beni culturali ed il paesaggio.

Così di seguito sono stati richiamati i lavori preparatori dell’art. 9 e gli interventi in proposito nell’Assemblea costituente.

È stata rammentata anche la legislazione precedente, in particolare la legge di tutela del 1939, cosiddetta legge Bottai.

Tutta questa ricerca, dotta ed approfondita, così ben presentata nella trasmissione, a fronte della richiesta di valutazione di impatto ambientale presentata alla Regione Toscana dalla società Cave di Campiglia Spa, appare una beffa, una vera e propria beffa perché, qualora venisse autorizzato l’impianto, il paesaggio, già sfregiato dalle voragini delle cave, verrà ulteriormente degradato e purtroppo in modo pressoché irreversibile .

La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione.

La definizione normativa di bene ambientale si ha in tempi abbastanza recenti, con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, ovvero il bene ambientale è testimonianza di valori, naturali e culturali, racchiusi nel territorio.

Il codice Urbani del 2004 ha poi sistematizzato la tutela dei beni paesaggistici e culturali.
Allora no, allora non possono essere consentite certe procedure, da bloccare già nella fase iniziale.

In osservanza della norma costituzionale, affinché essa non resti un mero principio, bisognerebbe che i c.d. “soggetti istituzionali preposti” avessero il coraggio di porre dei limiti materiali alle richieste di questo genere attraverso una loro cestinatura immediata: come arriva la richiesta viene fatto una palla di carta o viene respinto il file della richiesta stessa. I soggetti autori, poi, dovrebbero essere diffidati dall’insistere in questi progetti temerari e degradanti.

Bene le pale eoliche, bene l’energia alternativa in tutte le sue forme, ma non a scapito del paesaggio e del territorio.

Anche in questo settore il legislatore negli ultimi anni fa ricorso ad un lessico “ad effetto”.

Cosa significa infatti impatto ambientale?

Si deve ritenere che non costituisca impatto ambientale l’effetto orrido sul paesaggio di strutture realizzate in rispetto però delle procedure e dei parametri normativamente indicati?

Mai come adesso è etico e necessario fare attenzione alle parole, per evitare delle contraddizioni nei termini stessi, come quando si definiscono alberi ecologici – in contrapposizione a quelli naturali – gli abeti natalizi realizzati in pura plastica.

Si ricorre ad un linguaggio fuorviante, che indirizza il consumatore – anche il consumatore di territorio – verso un giudizio che è già stato in realtà formulato.

Così sta avvenendo per l’impatto ambientale

Se questo non accade o se questo non dovesse accadere, ovvero qualora la richiesta di valutazione di impatto ambientale per le pale sul Monte Calvi venga accolta, boh allora direi che si potrebbe andare fino in fondo:

Perché al posto della coltivazione delle cave stesse – imposta dalla legge e nello stesso tempo elusa -, perché non si pensa ad un riempimento dei vuoti delle voragini con l’immondizia di Roma o proveniente da altro luogo? Quanto meno si possono utilizzare i rifiuti organici e quelli indifferenziati…
Le colline riprenderebbero il loro aspetto originario e il terreno sarebbe certamente fertile. Un progetto come un altro, che porterebbe nuovi posti di lavoro.

Del resto anche la proposta di utilizzare l’immondizia per costruire il Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe avere un senso.
Perché no? 

Avv. Laura Riccio
Comitato per Campiglia

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