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Ascensori ko e sicurezza che non c’è più

Inserito da il 2 Settembre 2017 – 13:30Nessun Commento

Il Tirreno visita la  coi servizi al minimo:

12 delle 13 biciclette parcheggiate sulla rastrelliera sono forate. A tante mancano sellino o manubrio. Il benvenuto alla stazione di Campiglia Marittima comincia così, all’ingresso verso i binari. Più che stazione incompiuta ormai è un non posto. Dove davanti alla ex sede degli uffici Polfer c’è uno dei tre ascensori che non funzionano.

Sono le ore 11,30 di venerdì primo settembre. Tanti viaggiatori sui binari. Giovedì teatro dell’ennesimo caso di un capotreno aggredito da un giovane di colore senza biglietto, che dopo averlo colpito, è scappato lungo questi binari all’apertura delle porte del treno (proseguono le ricerche dei carabinieri per rintracciarlo).

Dalle Ferrovie nessuno vuole commentare. Mentre gli autisti Tiemme non si tirano indietro e rivelano «che ormai ci succede continuamente…, soprattutto con giovani di colore, sì, non sono tutti uguali ma i più hanno imparato in fretta l’inciviltà già messa in atto da tempo da tanti viaggiatori abituali. Poco da aggiungere, chiami le forze dell’ordine ma prima che arrivi una pattuglia, pur con tutta la buona volontà, può essere successo di tutto».

Primo di settembre, 11,30. La biglietteria è in funzione. C’è una signora polemica «aspetto da un sacco di tempo per fare l’abbonamento – dice -, ma chi deve prendere il treno ha la precedenza e la fila, per me, non finisce mai». L’orario dell’impiegato? Ridottissimo: dal lunedì al venerdì dalle 6 alle 13. Poi le macchinette. E basta.

Verso i binari, disastro. Non funzionano i tre ascensori e la luce nel sottopasso non c’è. Attivati dopo quasi due anni di lavori, gli ascensori funzionano (e a singhiozzo) solo da fine novembre 2016. E ora? Rete ferroviaria italiana chiarisce la situazione nel pomeriggio: «Il disagio è legato all’ondata di maltempo della notte di giovedì. Tutto sarà ripristinato il prima possibile». Speriamo che gli utenti possano a breve almeno caricare i loro bagagli sugli elevatori, in funzione dalle 7 alle 22 per raggiungere i binari o l’uscita.

Ascensori o no lo stato di generale abbandono è evidente. Al posto dell’edicola una stanza vuota. Però resistono sia il punto ristoro dentro la stazione (con fuori il cartello “in vendita”) e il bar tavola calda di via della Stazione dove Angela Pesola (qui dal 1994) ha visto davvero cambiare tutto, troppo, «da interventi sbagliati nel rifacimento delle strutture da parte di Trenitalia- ricorda – alla situazione generale con questa fortissima pressione legata ai migranti, e qui siamo soli. Tra spaccio, prostituzione…».

Curiosità e preoccupazione anche per il destino del prossimo uso dell’albergo “I tre lecci” chiuso per lavori di ristrutturazione: l’albergo al centro delle polemiche, nel maggio 2015, quando venne rifiutato da un gruppo di migranti che qui dovevano essere ospitati perché con pochi servizi (tra cui la mancanza del wifi più problemi legati alla religione).

Criticità e timori dei cittadini che sono stati discussi in incontri con gli amministratori. Mentre il sindaco ha scritto sia a Trenitalia che al prefetto Anna Maria Manzone. Anche sul fatto che dalla fine di maggio non c’è più il presidio Polfer… «Ho scritto più volte – conferma Rossana Soffritti – e ho sempre ottenuto risposte almeno dalla Prefettura. Da Rete ferroviaria italiana niente. Persino per gli ascensori che avevano già dato problemi all’inizio dell’estate». Per quel che riguarda il presidio Polfer? «Purtroppo ogni volta il prefetto Manzone, pur comprendendo la preoccupazione, ci ricorda che si tratta di una riorganizzazione in atto da un paio di anni e che il presidio di Venturina non rientra più tra quelli previsti. Ma non mancherò di fare presto di nuovo presente – puntualizza Soffritti – che qui stiamo vivendo una situazione straordinaria, legata proprio all’accoglienza». Ferme restando le sollecitazioni per tutte le forze dell’ordine. «Necessario fare in modo – conclude il sindaco – che qui tornino in servizio anche agenti Polfer».

Cecilia Cecchi – Il Tirreno 2.9.2017

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