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Lo scempio del Romitorio: un sentiero diventa strada; carte e realtà a confronto

Inserito da il 30 Luglio 2017 – 11:20Nessun Commento

C’è un confine tra la forma e la sostanza. A scavarlo è la strada nel bosco in corso di realizzazione in zona Romitorio, sulle colline al confine tra Castagneto Carducci e San Vincenzo. Non è solo il contrasto tra la ruspa e la vegetazione a rendere la gravità della situazione. L’intervento che fa capo all’Azienda agricola La Valle, proprietaria di quel polmone verde, è autorizzato e i controlli sul posto da parte dei carabinieri forestali non hanno evidenziato irregolarità. 

 

(foto: Legambiente Costa Etrusca – clicca per ingrandire)

Eppure quell’intervento resta una ferita a cui in molti non si rassegnano e di cui si fa portavoce il circolo Legambiente Costa etrusca. «Il sentiero secolare è stato irrimediabilmente stravolto in una strada, con sbancamenti, rocce distrutte dai martelli pneumatici, spianamenti – affermano gli ambientalisti -. La relazione alla base dell’autorizzazione rilasciata da Regione Toscana e dall’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere mostra alcuni aspetti non corrispondenti a verità».

E aggiungono: «Nella documentazione si parla di una “strada esistente della larghezza di circa 2, 20 metri da portare a 2, 50”. Ebbene nelle carte ufficiali della Regione Toscana relative al Piano paesaggistico non esiste alcuna strada intorno a Monte Coronato, e neanche un sentiero circolare, così come invece rappresentato nella documentazione presentata dalla proprietà. Solo a scala 1: 13. 000 è indicato un breve sentiero di poche centinaia di metri nel lato sud del Monte. Altro che gli oltre 2. 300 metri dichiarati».

E ancora: «Nel parere della Regione quel tracciato viene indicato come “sentiero cartografato”, può un tale sentiero essere presentato come strada esistente e trasformato così come fatto? ». Il percorso autorizzativo previsto per questi interventi a detta di Legambiente «mostra una grave carenza. Innanzitutto nel non coinvolgimento e informazione dei Comuni sul cui territorio questi vengono effettuati. Ci chiediamo poi quali controlli vengano effettuati prima e dopo le richieste di autorizzazione per verificare se corrispondano alla realtà della situazione».

Nessun dubbio: «Appare chiaro che la motivazione per la realizzazione di questa strada/scempio non è la coltivazione del bosco, ma la creazione di una viabilità per facilitare l’accesso a postazioni venatorie». E concludono: «È il classico caso dove le autorizzazioni ottenute regolarmente non sempre portano a interventi giusti e rispettosi dell’ambiente e della storia dei luoghi. Ed è un precedente molto pericoloso per i territori naturali, boscosi e di macchia della nostra Regione».

Manolo Morandini – Il Tirreno 30.7.2017

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