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Certo non nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane.
L’Amministrazione comunale di Massa ha recentemente annunciato di voler riaprire ben sette cave di marmo, incurante di critiche e perplessità.

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Primi visitatori in un golfo da salvare. Cambi: non accusiamo gli scavi

Inserito da il 29 Marzo 2016 – 13:30Nessun Commento
Pasqua e Pasquetta primi visitatori a e Populonia (in Costa Est c’è pure chi ha fatto il bagno). Serrato il confronto sul futuro del golfo, tanto prezioso quanto fragile. «Serve un nuovo progetto culturale contro le alluvioni, per un’ diffusa – dice Franco Cambi, docente di archeologia dei paesaggi, Università di Siena che anche qui è stato a lungo impegnato (dalle mura di Populonia al progetto Arcus ndr) – Necessario coinvolgere altre competenze e istituzioni oltre alla comunità locale.

Baratti erosione geotubiEvidente che l’intervento con i geotubi a difesa dell’area archeologica e costiera, vicino a San Cerbone, non è servito. Maree, dragaggi, nuovi porti? Soprattutto – spiega – il clima è cambiato e bisogna fare in modo che la pioggia danneggi il meno possibile. Meglio sarebbe, per consolidare il terreno, mettere a coltura produzioni.
casone
Al Casone un hotel a 5 stelle? Ideale sì, ma come bed and breakfast per il turismo leggero di chi ama la natura, utilizzabile tutto l’anno. Per voler fare troppo, spesso non si fa niente».
Archivio unitario. «Anni fa – prosegue Cambi – avevo proposto la costruzione di un sistema informativo unitario su Baratti: una specie di grande archivio-giornale dinamico on line nel quale storia, geografia, ambiente e tradizioni si coniugassero. Una struttura aperta e innovativa, a disposizione di storici, archeologi, naturalisti, ma anche di turisti, visitatori e, soprattutto, della comunità locale. Proprio i “barattiani”, che di Baratti sanno tutto , dovrebbero esserne attori nella costruzione del sistema, prima ancora che utenti».
coltureColture Doc. «Da un confronto con geologi, geomorfologi, agronomi, scienziati della comunicazione e del turismo – ricorda Cambi – l’idea di ripristinare nel golfo le colture ortive di pregio in chiave di filiera corta. Bisognerebbe superare le perplessità – invita Cambi – Una produzione agricola locale rappresenterebbe un valore aggiunto e potrebbe interessare i ristoratori della zona. Oltre una stabilità maggiore ai suoli del golfo e, entro certi limiti, darebbe ai fossi che scorrono verso il mare materiali detritici utili al ripascimento naturale della spiaggia».
casone-1821Tante storie. «Il golfo è la risultante di una stratificazione di storie. Uno dei racconti è quello che riguarda l’acqua, anzi le acque: dolci, salate, salmastre, piovane, portatrici di vita, pericolose. Molte delle storie del golfo – conferma Cambi – hanno preso a crescere dalla sorgente di San Cerbone. La popolazione locale sa che il centro (e il cuore) del golfo è il Podere Casone, una delle emergenze architettoniche più visibili che segna il punto di contatto fra il mare del golfo e i bacini di acque dell’entroterra, in cui si ricoveravano le navi, i neosoikoi di Strabone.
baratti-googleUn canale – sottolinea – non molto profondo e non molto largo consentiva di entrare e di uscire da uno o più bacini interni. Uno di questi doveva trovarsi in prossimità dell’attuale parcheggio del parco archeologico di Baratti. Il relitto del bacino coincide ad oggi con un’area umida coperta da canneti, che conserva una forma perfettamente quadrangolare. Il canale si è invece, nel tempo, trasformato nell’attuale fosso Valgranita. Quando piove forte oppure il mare si agita molto, il fosso riapre la sua foce verso mare e, con lui, l’antico canale. Ripristinando sia il bacino interno sia il canale? Attrattiva formidabile anche dal punto di vista turistico, paragonabile al celebre kothon dell’isola di Mozia, in Sicilia».
Sorgente. «L’originaria sorgente – dice ancora Cambi – doveva trovarsi fra il bacino interno e la pineta del Centro Velico… azzardata congettura. In prossimità di un luogo centrale come il Casone e dell’accesso a una bacino portuale interno ci sta benissimo. La sorgente contribuisce a costruire le geografie e i paesaggi passati del golfo di Baratti e ne attraversa la storia, dalle origini lontane all’arrivo del santo e oltre, fino ad oggi.
Baratti archeologiaCredo che il golfo di Baratti offra una splendida opportunità, fra le molte. Quella di raccontare storie straordinarie svoltesi in un luogo straordinario: il sito di una città tanto antica nelle origini quanto anomala per formazione. Baratti è archeologia – prosegue – e l’archeologia è strutturale nella storia del golfo, tanto da rendere incomprensibili l’uno senza l’altra. Populonia e il suo territorio hanno un ruolo importante nell’archeologia recente, per vari motivi, non ultima la formazione accademica e tecnico-scientifica di molti giovani archeologi. Per questo penso che le ricerche sin qui svolte negli ultimi decenni dalle diverse istituzioni, con scopi diversi, siano particolarmente utili, a partire dai meritori scavi di emergenza intrapresi dalla Soprintendenza e da Andrea Camilli in questo terribile autunno-inverno».
Archeologia diffusa. «Qui anche a battesimo la tutela e la ricerca fattesi comunicazione, partecipazione, racconto condiviso scritto a più a mani, anche con il contributo della comunità locale. Credo che ora debba aprirsi per Baratti una fase nuova. E’ tempo di lasciarsi alle spalle le polemiche, di superare le poche divergenze che separano e di tornare a unire in un nuovo pool le molte convergenze in comune, in un nuovo e grande progetto, scritto nel segno di una consolidata coerenza culturale e sotto la guida della nuova e giovane presidenza del Parco» conclude Franco Cambi.
Cecilia Cecchi – Il Tirreno 28.3.2016
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