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Mosaico di Vignale alla ricerca di sponsor culturali

Inserito da il 15 Febbraio 2016 – 13:30Nessun Commento

Anno nuovo e diverso crowdfounding. Perché l’impegno che muove il progetto di “Uomini e cose a Vignale”, cioè degli archeologi dell’Università degli studi di Siena, davvero non si ferma mai. Stavolta ci si rivolge direttamente a imprenditori (e amici di imprenditori), locali, nazionali e internazionali che hanno uno strumento via web per sostenere Vignale e la cultura in genere.

Dunque sul sito upaperlacultura.org (che appunto mette in contatto il mondo dell’imprenditoria con i progetti culturali), da inizio febbraio c’è pure il restauro del mosaico del “Signore del tempo” di Vignale: intervento di largo respiro circa 100mila euro dal maggio 2016 a ottobre 2018.

Vignale mosaico 2Ente promotore, certo, l’Università degli Studi di Siena – dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali. Diretto riferimento con Enrico Zanini, che da sempre si occupa di questa ricerca archeologica. «L’obiettivo – spiega Zanini – è il restauro del grande mosaico pavimentale, che decorava la sala di rappresentanza della villa tardoantica di Vignale». Un evento, l’averlo ritrovato nel 2014.

«Questo mosaico – aggiunge Zanini – è uno dei più grandi pavimenti figurati di epoca tardoantica fin qui noti nell’Italia centrale ed è reso straordinariamente interessante da una serie di rifacimenti che ne lasciano ipotizzare la successiva trasformazione in senso cristiano. Realizzato da artigiani nordafricani nella prima metà del IV secolo d.C. – dice ancora – il mosaico è, ad oggi, uno dei più estesi pavimenti musivi di epoca tardoantica, paragonabile per qualità ai famosi mosaici che decorano le ville siciliane come piazza Armerina o Patti.

La sua straordinarietà risiede nel tema iconografico rappresentato – sottolinea Enrico Zanini – la personificazione del tempo, Aiòn/Saeculum, raffigurato seduto sul globo celeste. Questa raffigurazione, finora ignota sui mosaici antichi, sembra essere il modello su cui si costruì, un secolo più tardi la raffigurazione del Cristo sul globo presente in molte delle absidi delle basiliche paleocristiane tra V e VI secolo.

Oltre al restauro del mosaico – conferma – resta la volontà di renderlo pienamente leggibile nelle sue diverse fasi di rifacimento, per consentirne l’esposizione al pubblico come elemento centrale di un parco archeologico specifico».

Cecilia Cecchi – Il Tirreno 15.2.2016

Vignale squadra archeologi

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