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Imprescindibile il riordino ambientale. Scrive Valerio Fabiani

Inserito da il 25 Settembre 2015 – 13:31Nessun Commento

Le interpretazioni che alcuni in questi giorni si ostinano a offrire sulle posizioni assunte dal mio partito sulle sembrano attenere più alla fantasia che alla concretezza dei fatti. Assurdo mescolare una vicenda che ha così tante implicazioni, sia industriali che occupazionali, con presunte volontà di combattere una lotta interna al Pd.

Chi immagina questo o non ha capito o è animato soltanto dalla volontà di sollevare un polverone allo scopo di conservare tutto com’è, senza porsi davvero il problema di costruire, anche in Val di Cornia, le basi di un nuovo modello di sviluppo. Questo è il vero nostro ambizioso obiettivo, ben più importante di un partito e dei suoi dirigenti, vecchi e nuovi.

Stupisce del resto che venga considerata come novità una scelta già presente da anni in tutti gli strumenti di pianificazione come quella di individuare nel 2018 e nel 2020 la scadenza dei vigenti piani di coltivazione.

I sindaci della Val di Cornia hanno recentemente deciso di rinnovare il vertice della Tap (ora Rimateria) non semplicemente per sostituire un nome ad un altro, ma convinti di un progetto di rilancio dell’azienda (75,1% dei Comuni e 24,5% della Lucchini in As). Questo non solo perché in passato sono stati investiti ingenti denari pubblici per dotarla degli impianti di cui dispone, ma soprattutto con l’obiettivo di creare una filiera che, nello stesso tempo, mantenga sul territorio risorse ed occupazione, in modo di offrire nuovi spazi anche alle imprese locali. Se questo era giusto 15 anni fa, lo è ancora di più oggi, dopo la decisione di Aferpi di smantellare l’ex area a caldo per sostituire la produzione da altoforno con un’acciaieria elettrica.

E’ chiaro che non è possibile lasciare milioni di tonnellate di scarti della vecchia siderurgia sul territorio, così come non è possibile ripetere l’esperienza del Novecento, continuando a spalmare nel perimetro industriale quelli del futuro forno elettrico. E’ una scommessa senza dubbio difficile, ma si tratta di non considerare più tutto questo come rifiuto ingombrante ma come risorsa da valorizzare.

A questo si aggiunge la necessità di assicurare sbocchi e collocazione adeguata a tutto il materiale che risulterà dai lavori di demolizione che Aferpi ha in programma. Questo è in linea con gli orientamenti della Regione e questo vogliamo fare.

Ovvio che ci sono subito scelte da fare. Laddove sarà e possibile impiegare, a cominciare dalle opere pubbliche da eseguire nel nostro territorio, materiale di riuso delle lavorazioni siderurgiche anziché materiale vergine di cava, questo dovrà essere fatto senza più esitazioni.

La Cna provinciale ha fatto giustamente osservare che alcuni materiali scavati, come il microcristallino della cava di Monte Calvi, sono insostituibili per alcune industrie. Bene, abbiamo tempo per capire quali sono i reali flussi di materia nel nostro territorio, a cominciare da quelli diretti a ricoprire le reali esigenze di Aferpi e compiere scelte conseguenti.

Una direttrice è comunque certa: la vicenda delle cave non può essere riferita solo ad un mercato che c’è, e che probabilmente ci sarà sempre, ma deve tener conto di imprescindibili esigenze di riordino ambientale e della necessità di compiere una svolta significativa nel modello di sviluppo che proponiamo per la Val di Cornia nei prossimi anni.

Il Tirreno 25.9.2015

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