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Sulle cave di Campiglia serve un nuovo piano delle attività estrattive che veda una drastica riduzione

Inserito da il 30 Agosto 2015 – 13:30Nessun Commento

Legambiente pensa che il mandato ottenuto da Caramassi e tutta la nuova dirigenza di Asiu e Tap sia chiaro: rilanciare la filiera del recupero e riciclo di rifiuti industriali, rispettando «il principio di prossimità», cioè il trattamento dei rifiuti industriali e di tutti quei materiali, anche pericolosi presenti sul nostro territorio, avviando una filiera industriale e occupazionale del risanamento.

legambienteContemporaneamente il coinvolgimento nell’azienda Tap delle imprese che potenzialmente produrranno in futuro rifiuti industriali (Aferpi) e quelle che attualmente scavano materiale vergine dalle nostre colline, attraverso un radicale ridimensionamento della attività estrattiva e con la loro riconversione alla nuova attività (Sales e di Campiglia).

Questi principi sono sempre stati sostenuti da Legambiente che ha fatto sempre quello che era possibile fin dalla nascita dell’impianto Tap. Rinnoviamo il nostro sostegno a questo progetto. Aggiungiamo però che per raggiungere questi obiettivi occorre un’unità d’intenti e una coerenza che fino ad ora su questo territorio non c’è stata. Gli annunci politici, gli accordi fra regione, comuni e altre istituzioni spesso hanno prodotto proclami e accordi con i giusti contenuti: mettere freno alle escavazioni dei monti di Campiglia, utilizzo di materiali di Tap per le opere pubbliche, bonifiche, ecc. Poi i proclami e gli accordi sono stati traditi, la pratica è stata un’altra, nuove concessioni ad ampliare le cave, opere pubbliche senza neanche un grammo di Conglomix (come il porto di Piombino), bonifiche al palo.

Le istituzioni e la politica tutta devono pronunciarsi chiaramente e conseguentemente agire. Perché il progetto di Caramassi sia credibile è indispensabile che l’attuale legge regionale e il progetto di modifica pronto nei cassetti della Regione per essere adottato, sia modificato sostanzialmente e che venga prodotto immediatamente un nuovo Piano regionale delle attività estrattive che veda per la Val di Cornia una drastica riduzione del materiale vergine da estrarre.

Nel nuovo PRAE si tratta di respingere tutte le osservazioni già fatte in sede di Piano Provinciale di Livorno per ampliare le aree di scavo, per aumentare i volumi estraibili e per rinnovare le concessioni. Inoltre è indispensabile modificare le normative in modo che i piani estrattivi tengano conto dei milioni di metri cubi di materiali da riciclare che sono presenti in Val di Cornia e non solo dei residui delle cave.

Infine è indipensabile aumentare il contributo di concessione portandolo ad almeno 2 €/mc. per rendere più appetibile l’uso di materiali riciclati, prevedendo sanzioni pesanti per gli Enti che non impongono nelle opere pubbliche l’uso già obbligatorio, di almeno il 30% di materiali riciclati . Comunque la prima azione che permetterà di capire se si intende fare sul serio è fare in modo che le procedure di rinnovo delle concessioni di cava siano bloccate e si annunci l’interruzione delle escavazioni, alla scadenza.

Sia messo rapidamente a punto e realmente attivato il progetto di rilancio della filiera del recupero e riciclo di rifiuti industriali, in accordo tra Regione, Comuni, TAP e concessionari. Sia definitivamente scartata l’ipotesi di un rinnovo delle concessioni richieste, una nuova autorizzazione che, eviti le esportazioni, consideri solo le reali necessità del territorio, in relazione con i volumi ancora da scavare delle vecchie concessioni e le produzioni Tap.

Deve essere chiaro che non deve trattarsi di una finta in cui Sales e Cave di Campiglia mettono dei soldi in Tap per ingraziarsi le amministrazioni ed avere poi, comunque, il rinnovo delle concessioni con le mire di espansione già dichiarate . Anche con Aferpi l’atteggiamento delle istituzioni deve essere chiaro, nell’accordo di programma non c’è una sola parola che riguarda la funzione statuaria di Tap, il recupero e riuso dei rifiuti, questa è una grave mancanza a cui bisogna rimediare e suggeriamo di coinvolgere non solo Aferpi ma direttamente Cevital nella Tap, in quanto proprietaria di Aferpi, Cevitalia e Cevilog che prevedono altre attività sui terreni da bonificare.

Legambiente Val di Cornia

Il Tirreno 30.8.2015

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