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«Piano del paesaggio, i sindaci devono essere più chiari»

Inserito da il 14 Marzo 2015 – 14:25Nessun Commento

Adriano Bruschi (Legambiente) contesta gli emendamenti che nasconderebbero altro cemento lungo la costa.

«Piano paesaggistico e emendamenti: cari sindaci della Val di Cornia, abbiate il coraggio di parlare chiaro». Il presidente del circolo Legambiente Val di Cornia, si rivolge ai primi cittadini del comprensorio chiedendo trasparenza.

adriano-bruschi«A voi – scrive – non è piaciuta la formulazione presente nel piano paesaggistico della regione Toscana approvato dalla giunta regionale: “Evitare la proliferazione delle piattaforme turistico ricettive lungo il litorale” e avete preferito cambiare questa frase con una più fumosa: “qualificare l’insediamento delle piattaforme turistico ricettive lungo il litorale”». «L’intento che risulta da questo emendamento, – aggiunge il rappresentante di Legambiente – non è “qualificare” cioè dare maggiore qualità agli insediamenti, perché già previsto dalla formulazione successiva: “favorire la riqualificazione paesaggistica di quelle esistenti.”»

«L’intento – prosegue Adriano Bruschi – è togliere dal piano la regola di “evitare la proliferazione” e quindi dare la possibilità di mettere nuovo cemento sulla costa, ad esempio, attraverso ampliamenti (chiamandoli riqualificazioni) e “senza negare qualsiasi tipo di intervento in modo ideologico” come dice Tortolini».

Nell’analisi di Bruschi “qualificare l’insediamento” non significa che non si possono fare insediamenti, significa che si possono fare con qualità e quindi le coste tra San Vincenzo e , tra Piombino e Follonica, tra Follonica e Portiglioni potranno essere invase dal cemento di qualità.

In altre parole, «Diciamo la verità: pensate che il piano regionale non deve assolutamente vietare, devono essere i Comuni a decidere», dice ancora Bruschi che chiude con una domanda: «Si costruirà solo oltre i 300 metri dalla riva perché lo vieta la legge Galasso? Non prendiamoci in giro, anche per questa legge, da quando sono i comuni ad essere delegati all’applicazione e introdurre eventuali deroghe, dire che la legge è molto depotenziata è dire poco, in quanto sono i comuni ad essere controllori di se stessi; infatti in questi anni si è costruito entro i 300 metri, eccome».

Il presidente di Legambiente non ha dubbi: il turismo lo si fa con la bellezza dei centri storici, le colline, i siti archeologici, i parchi, le spiagge, puntando sulla cultura, storica, enogastronomica, ambientale in senso lato, «migliorando la qualità della vita di chi ci abita e quindi di chi ci viene in vacanza, destagionalizzando e non ampliando solo il turismo balneare». Insomma, l’argomento è destinato a far parlare ancora.

Il Tirreno 14.3.2015

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