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Cave, un compromesso in tre punti

Inserito da il 24 Febbraio 2015 – 13:31Nessun Commento

Il Pd media con la Marson: stop ai prelievi selvaggi, ampliamenti condizionati e nessuna apertura sopra i 1.200 metri.

Un po’ togli, un po’ aggiungi. La “concessione” più importante riguarderebbe le da ingrandire: se l’ampliamento supera il 30% dell’area in concessione, occorre la valutazione ambientale. È questo il passo avanti del Pd. Il “compromesso” sul piano del paesaggio che il partito di maggioranza offre all’assessore all’urbanistica, Anna Marson.

Apuane cave marmo

Per trovarlo, ieri in mattinata il presidente della Regione, Enrico Rossi si è incontrato con i consiglieri del Pd che seguono la riforma delle leggi sulle cave: Ardelio Pellegrinotti per il piano del paesaggio, Rosanna Pugnalini per le concessioni. Rossi esce soddisfatto dall’incontro. In giunta, nel pomeriggio non si presenta, ma su Facebook conferma: «Abbiamo fatto un’ulteriore verifica sui punti ancora problematici del piano del paesaggio relativamente alle cave. Credo che siamo vicini alla soluzione giusta».

La soluzione – secondo Rossi – si articola in tre mosse: «Le nuove cave sopra i 1.200 metri non dovranno più essere aperte; per tutte (le cave) deve essere fatta un’ attenta valutazione di impatto ambientale e paesaggistico; deve cessare la rapina selvaggia delle Apuane e l’attività estrattiva deve essere regolata e valutata per l’impatto ambientale e paesaggistico».

Di fronte a un comparto che vanta 5000 addetti fra Massa e Lucchesia (2147 solo in provincia di Massa-Carrara) – sottolinea Rossi – la volontà è di «regolare le cave, non di chiuderle». E, al tempo stesso di «evitare che abbiano effetti distruttivi sul paesaggio e sull’ambiente».

Concorda Pellegrinotti, il consigliere Pd che con il maxiemendamento sul piano del paesaggio ha aperto lo scontro con Anna Marson: «Gli aggiustamenti non modificano l’impostazione del lavoro del Pd. Abbiamo chiarito che i piani attuativi, e quindi le procedura straordinarie, saranno possibili solo per aprire nuove cave o riattivare cave dismesse, a meno di non modificare la legge urbanistica approvata a novembre. Invece, per ampliamenti consistenti, abbiamo concordato di ricorrere alla valutazione ambientale obbligatoria. Per le altre attività, l’autorizzazione sarà ordinaria».

Questo, dunque – dice Gianfranco Venturi, presidente della commissione Ambiente e Territorio – sarà il contenuto degli emendamenti del Pd «che punta sì a tutelare le Apuane ma anche a impedire la chiusura delle cave, per eccessiva burocratizzazione delle procedure». Circa 200 emendamenti sono quelli presentati di FI, mentre Fratelli d’Italia si riserva di presentare eventuali modifiche alla legge direttamente in aula.

Spiega Paolo Marcheschi: «In un momento economicamente difficilissimo per la Toscana, pur di difendere il lavoro siamo disposti anche a votare gli emendamenti del Pd che rivedono pesantemente il testo del piano adottato dalla maggioranza. A patto che la soluzione non sia un “pasticciaccio” che scontenta tutti. Altrimenti abbiamo già pronte centinaia di emendamenti da presentare in aula».

I voti di Fdi sono importanti per il Pd, specie se mancheranno quelli dei consiglieri più vicini ad Anna Marson, come Marco Manneschi, Giuliano Fedeli o Marta Gazzarri che sostiene: «Noi siamo disposti a trovare una posizione comune, a patto che non passi il concetto che le cave sono un valore del paesaggio. Non vogliamo bloccare lo sviluppo, vogliamo, però, uno sviluppo sostenibile».

Ma per Giacomo Giannarelli, candidato governatore di M5S, non ci sono ora i tempi per arrivare a un compromesso. E quindi chiede di sospendere l’approvazione del piano del paesaggio fino a dopo le elezioni regionali. Una soluzione che incontrerebbe il favore anche dell’onorevole toscano (ex grillino) Samuele Segoni per il quale con questo piano il Pd arriverebbe a «imporre un modello di sviluppo che va a vantaggio dei soliti amici.

La Toscana è tipica per questi atti in cui i principi sembrano buoni poi in pratica si permette anche l’esatto contrario». Le conseguenze dell’attività estrattiva lo confermano. Nell’area delle Apuane – rileva Legambiente – l’effetto «è tutt’altro che invisibile: cime “mozzate”, crinali incisi, discariche minerarie (ravaneti) visibili a chilometri di distanza, milioni di tonnellate di terre di cava abbandonate, inquinamento delle falde acquifere». E nella zona di Campiglia Marittima «la devastazione paesaggistica e ambientale è clamorosa».

Ilaria Bonuccelli – Il Tirreno 24.2.2015

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