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Cave, passa il piano, salta l’assessore

Inserito da il 22 Febbraio 2015 – 13:30Nessun Commento

Il presidente accoglierà alcune variazioni, ma il Pd fa fuori la Marson.

Qualche limite all’estrazione del marmo, alla fine, sarà recuperato. Le Apuane saranno, in qualche modo, tutelate. Il piano del paesaggio non sarà affossato del tutto. Il governatore Enrico Rossi ha già chiesto ai tecnici della Regione di verificare «quali modifiche» proposte dal Pd siano compatibili con la necessità di proteggere le montagne dall’attività (selvaggia) di cava. Per difendere, invece, l’assessore all’urbanistica Anna Marson non può più fare nulla. Dalla prossima legislatura non ci sarà più posto in giunta per la docente universitaria che si è distinta per la tutela (spinta) del paesaggio. Definire il Pd un «partito anti-ambientalista asservito a interessi particolari» è «uno scivolone pericoloso», dice Rossi non concesso «neppure a un grande tecnico come Anna Marson».

Cave Rossi Marson

Niente riconferma per Marson.
Le parole del governatore, unico difensore di Anna Marson suonano come un “de profundis” per l’assessore. E confermano che la spallata del Pd centra due obiettivi: il piano del paesaggio, con i vincoli all’estrazione del marmo; la riconferma di Anna Marson, spina nel fianco per il centro sinistra da tempo. Già dalla riforma della legge sull’urbanistica, con il consumo di suolo zero, che qualcuno nel partito ha considerato eccessiva. E chi l’ha ingollata a forza – come un limite alla ripresa dell’economia, in particolare del manifatturiero – l’ha aspettata al varco del piano delle .

L’assessore non si dimette.
Tuttavia, se il Pd pensa di avere la strada spianata solo per aver presentato un maxi-emendamento contro il piano del paesaggio e per aver suscitato «una reazione scomposta» nell’assessore all’urbanistica si sbaglia. Per almeno due motivi. Intanto perché l’assessore non ha intenzione di dimettersi: vuole restare, fino a fine mandato, a difendere il “suo” piano del paesaggio che andrà in aula per l’approvazione definitiva il 10 marzo. Dietro insistenza delle associazioni ambientaliste e delle associazioni di difesa delle Apuane, non lascerà senza combattere che l’estrazione del marmo possa subire la “deregulation” intravista con gli emendamenti difesi dal capogruppo regionale del Pd, Ivan Ferrucci.

Il ministero difende il piano.
Ilaria Borletti BuitoniIn secondo luogo, a difendere il piano del paesaggio prima versione – adottato mesi fa, prima delle modifiche pro-cave suggerite dal Pd – c’è il ministero dei Beni culturali. Il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni ricorda che il piano del paesaggio della Toscana è frutto di un lavoro congiunto fra Regione e ministero durato otto mesi, elaborato tenendo in considerazione sia le richieste delle categorie produttive, sia la tutela dell’ambiente e avendo come riferimento il Codice del Paesaggio «norma dalla quale non possiamo prescindere». Il risultato è stato un piano «equilibrato», oggi rimesso in dicussione da un maxi emendamento: «I nostri uffici tecnici già lo stanno esaminando. Se il ministero lo ritenesse incompatible con il Codice del Paesaggio, non potrebbe sottoscrivere il piano della Toscana».

Ricorso alla Consulta.
Questo potrebbe avere come conseguenza, l’approvazione unilaterale (da parte della Toscana) del piano e la possibilità, già verificatasi per la Regione Sardegna, che il ministero impugni il piano davanti alla Consulta, in quanto incompatibile con l’articolo 9 della Costituzione (tutela dell’ambiente e del paesaggio) al quale si ispira il Codice del paesaggio. «Ovviamente – sottolinea Ilaria Borletti Buitoni – mi auguro che al ricorso non si giunga mai anche perché la Toscana è un punto di riferimento fondamentale dal punto di vista dei beni culturali e della tutela del paesaggio».

Trovare la mediazione.
Un paesaggio unico al mondo che il Pd ritiene di aver tutelato in modo dignitoso finora. Proprio Rossi ricorda ad Anna Marson «che è stato grazie al contributo del Pd che la Toscana ha potuto, prima in Italia, approvare una legge che blocca il consumo di suolo per nuove edificazioni. Ora si tratta di chiudere la legislatura con il lavoro fatto sul piano del paesaggio e la nuova legge sulle cave. Esasperare i toni è il miglior regalo che può essere fatto a coloro che vogliono far fallire questi obiettivi. Invito quindi a lavorare in commissione, confrontandosi con posizioni anche diverse ma legittime e ricercando soluzioni per conciliare ambiente e lavoro». Rossi, dunque, suggerisce l’accordo. Ma per il Pd è impossibile la mediazione fra le due visioni della politica ambientalista. Da tempo, ormai, attribuisce ad Anna Marson e ai «professori universitari» una visione «ortodossa» dell’ambiente e poco realistica. Una visione che non concilia tutela del paesaggio e sviluppo economico, ma lo identifica con la conservazione della “cartolina”. Il Pd, insomma, ce l’ha con i professori che si comprano le ville in Toscana e poi la vogliono trasformare nel loro “giardino all’inglese”: intoccabile.

Ambientalisti: intervenga Renzi.
Al contrario, Anna Marson ritiene che lo sviluppo sia possibile solo in un ambiente tutelato. Stessa posizione degli ambientalisti che sollecitano l’intervento di Renzi a tutela dell’originale piano del paesaggio, senza la liberalizzazione dell’escavo del marmo o degli interventi negli stabilimenti balneari. Green Italia, infatti, reclama una posizione netta di Rossi «in difesa del piano come predisposto dall’assessore Marson, perché il rischio deregulation è altissimo e il partito del mattone sempre più agguerrito. Diciamo no allo sfregio del paesaggio unico della Toscana, che rischia di essere il bottino di speculatori e cementificatori se dovesse essere stravolto dagli emendamenti del Pd toscano». Il partito che con FI – denunciano gli ambientalisti – è sponda «fin troppo accogliente degli appetiti locali».

Alla ricerca di voti.
In parte è vero che i partiti si fanno carico delle pressioni locali. E dei sindaci, specie in zone depresse. Ma nelle posizioni dei consiglieri regionali incide anche un altro fattore: la ricerca dei voti. Alle regionali, si torna a votare con le preferenze e i candidati, senza liste bloccate, tornano a misurare il proprio peso politico. Questo spaventa. I numeri condizionano la democrazia. Una dipendenza che Anna Marson non ha: come assessore è stata nominata da Rossi. Il governatore, invece, la dinamica la conosce bene. Anche in consiglio. Dove vuole far passare il piano prima della fine della legislatura. E sa che senza i voti dei consiglieri fedeli ad Anna Marson – Marta Gazzarri, Marcheschi e Giuliano Fedeli – i numeri non ce li ha. Ecco perché, al di là delle proprie convinzioni, cerca una mediazione. Domani gli uffici di Anna Marson continueranno a vagliare le proposte del Pd. Proprio mentre il gruppo consiliare si riunirà, sembra per parlare di elezioni, non di urbanistica. A meno di un cambio di ordine del giorno. Ma per ora all’assessore nessuno risponde. Neppure Rossi.

Ilaria Bonuccelli  – Il Tirreno 22.2.2015

 

La norma chiave: «Tutelare solo le vette vergini»

Tutelare solo le vette “vergini” sopra i 1200 metri: questo l’obiettivo del maxiemendamento del Pd al piano del paesaggio che investe sia la “disciplina di piano” ( aree di cava non vincolate) sia la “disciplina dei beni paesaggistici” (aree protette come le Apuane). Gli emendamenti rivedono il concetto di “nuova cava”: la definizione rimane solo per le nuove attività estrattive o per le cave dismesse riattivate; non vale più per gli ampliamenti. Di conseguenza solo per le nuove cave, l’autorizzazione all’attività e coltivazione passa dal “piano attuativo” (con procedura urbanistica complessa).

Il piano attuativo non serve più neppure per le «varianti sostanziali» che riguardano le cave. Inoltre, si amplia la possibilità di aprire ravaneti (area di discarica delle cave) limitate nella prima versione del piano. Riguardo alle Apuane, gli emendamenti ribadiscono che sono tutelati solo vette oltre 1200 metri «intaccati». Tuttavia, è possibile continuare l’attività di cava esistente e riaprire cave dismesse, senza più considerare che non devono essere ferme da oltre 20 anni. Possibile autorizzare le cave in galleria e riattivare le cave dismesse nelle aree attigue al parco delle Apuane.

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