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Il Pd toglie dal piano le limitazioni alle cave

Inserito da il 20 Febbraio 2015 – 18:58Nessun Commento

Resta solo la tutela delle vette e dei crinali sopra i 1200 metri e mai “intaccati”. L’assessore all’urbanistica Marson pronta a dimettersi se non c’è dietrofront.

Di intoccabile resta poco. Le vette e i crinali sopra i 1200 metri. A patto, però, che nessuno li abbia già aggrediti. Il marmo si può estrarre ovunque, sulle Apuane e in tutta la Toscana. Il piano del paesaggio viene stravolto alla vigilia dell’approvazione definitiva in consiglio regionale. Lo cambia il Pd, prima che l’opposizione di centrodestra.

apuane cave

Un lavoro di fino, articolo per articolo, per demolire la rete di protezione sollevata dall’assessore all’urbanistica Anna Marson. Che, se passeranno queste modifiche, si dice sia pronta a dimettersi. Il piano ridisegnato dal Pd va in direzione opposta a quello dell’assessore. Lo ammette Ardelio Pellegrinotti, il consigliere regionale che in commissione Ambiente presenta gli emendamenti «a nome del partito». Non una fuga in avanti, dunque. E per l’assessore – che ancora spera in una mediazione – un messaggio forte: «Di come doveva essere la regolamentazione del paesaggio (e dell’attività di cava) – sottolinea Pellegrinotti – ne avevamo già discusso in commissione e l’assessore non si può permettere di andare nella direzione opposta.

Mi dispiace se se la prende, ma in aula saremo noi a votare questo piano. E per noi intendo i consiglieri votati dai cittadini per essere rappresentati in Regione». Queste parole lasciano poco spazio alla mediazione. Semmai fanno capire perché nei giorni scorsi Anna Marson – trincerata dietro il no comment – non sia riuscita a ottenere una riunione con il gruppo consiliare del Pd. La sua unica speranza resta la sponda del governatore Enrico Rossi, ma Pellegrinotti ribadisce che condivide la sua posizione «di tutelare solo i crinali vergini sopra i 1200 metri».

Il concetto è ripetuto a più riprese sia nella “disciplina di piano” (per le aree non vincolate) sia nella “disciplina dei beni paesaggistici” per le aree protette come le Apuane. In sostanza, a parte qualche vetta “vergine” tutto si può erodere. Infatti, stando agli emendamenti del Pd – si rivedere il concetto di “nuova cava”: la definizione rimane solo per le nuove attività estrattive o per le dismesse riattivate. Non vale più per gli ampliamenti.

E non è una modifica da poco: solo per le nuove cave, l’autorizzazione all’attività e coltivazione passa dal “piano attuativo” (con procedura urbanistica complessa). Per quelle che non sono classificate come nuove cave il piano attuativo «non serve – sottolinea Pellegrinotti – secondo quanto prevede la legge urbanistica approvata a novembre». Così non serve, ad esempio, per le «varianti sostanziali» che riguardano le cave. Come si spinge l’acceleratore sull’autorizzazione dei “ravaneti” – le aree di discarica delle cave, limitate nella prima versione del piano.

Riguarda alle Apuane, gli emendamenti ribadiscono che sono tutelati solo vette e crinali oltre 1200 metri «a patto che non siano stati già intaccati». Tuttavia, è possibile continuare l’attività di cava esistente e anche riaprire cave dismesse, senza più considerare che non devono essere dismesse da oltre 20 anni. Precisa Pellegrinotti: «La valutazione sull’opportunità di riaprire una cava si deve focalizzare sulle sue reali condizioni, non sull’età».

Ugualmente – aggiunge il consigliere – devono essere autorizzate lavorazioni «meno impattanti a tutela del paesaggio: le cave in galleria. E devono essere riattivate le cave dismesse nelle aree attigue al parco delle Apuane. Il piano paesaggistico deve valorizzare il patrimonio, non deve essere una cartolina che blocca le attività. Invece, com’era scritto le bloccava».

Per questo Pellegrinotti chiede che venga cancellata perfino la mappa delle vette «che include quelle meno alte di 1200 metri e diventa un ostacolo alle attività di cava. Io ho una delega del Pd a far modificare il piano». E ci prova con più organicità di Fi con i suoi 200 emendamenti simili a quelli del Pd. Per presentare ulteriori modifiche, comunque, c’è tempo fino a lunedì. Poi il piano arriverà in aula il 10 marzo per il voto definitivo. Bisogna vedere se ce lo porterà Anna Marson o Rossi, senza più assessore all’urbanistica.

Ilaria Bonuccelli – Il Tirreno 20.2.2014

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