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Stop alle nuove case nelle aree rurali

Inserito da il 31 Ottobre 2014 – 13:28Nessun Commento
Approvate le norme regionali di governo del territorio: spuntano i margini, linee per delimitare i perimetri urbani:

La Toscana si è data un nuovo governo del territorio. Il consiglio regionale ha approvato la variante alla legge urbanistica che era ferma al 2005. Al parlamentino di Palazzo Panciatichi il relatore della legge è stato il consigliere del Pd Gianfranco Venturi. L’abbiamo intervistato.

È vero che non si potrà più costruire case nelle aree rurali?
«Sì, è vero. Uno dei principi guida di questa legge è impedire che si verifichi un consumo del suolo inutile».

Dunque niente più villette nel bosco?
«Esatto».

E se invece c’è la richiesta di fare una strada?
«Quella si può fare».

E se un’impresa chiede di mettere su o allargare il capannone in campagna?
«In quel caso si riunisce una conferenza di co-pianificazione composta da Regione, Province e Comune che autorizza o meno l’opera richiesta».

Secondo quali criteri?
«Quelli di un’omogeneità di indirizzo. Ossia gli enti coinvolti nella decisione devono arrivare alla formulazione di un parere comune».

Che sarà vincolante?
«Sì, sarà vincolante».

Questa conferenza, dunque, è sovraordinata ai poteri comunali?
«Sì, il suo potere di decisione sorpassa quello del Comune dove l’impresa vuole costruire la fabbrica».

La legge cosa dice sulle aree urbane?
«Qui si può costruire e ristrutturare le case secondo il principio della rigenerazione».

Con quale obiettivo?
«L’obiettivo è quello di recuperare gli edifici malandati e restituire qualità alla città».

Qual è la modalità prevista in questo caso?
«La nuova legge mette a disposizione dei Comuni procedure più semplici. Nel senso che potranno essere adottate in tempi brevi delle varianti al piano strutturale e al piano urbanistico».

In concreto, quanto tempo ci vorrà per far partire un cantiere in città?
«Un mese».

Sono previsti degli organi di controllo?
«Sì, e sono rafforzati rispetto a prima. Ora c’è una commissione paritetica che avrà una capacità di controllo maggiore e potrà dare delle sanzioni».

Da chi è composta la commissione?
«Dall’assessore regionale all’urbanistica, il presidente della commissione che in questa legislatura sono io e i rappresentanti degli enti locali».

Facciamo un esempio di intervento della commissione.
«Mettiamo il caso che la Regione ricorre contro la variante urbanistica adottata dal Comune di Firenze. Se la commissione accetta il ricorso, il provvedimento viene bloccato».

Prima invece com’erano i controlli?
«Prima era sufficiente che il Comune fornisse una giustificazione, ma non succedeva niente».

Nella legge si parla dei margini. Che cosa sono?
«Sono la linea di confine che il Comune traccia autonomamente per dividere le aree urbane dalle aree rurali».

Ma questo confine, che passa dalle periferie, rimane fisso nel tempo o può essere spostato?
«Può essere spostato, dall’amministrazione comunale, con l’adozione in consiglio della variante al piano regolatore che allarga lo spazio dedicato all’area urbana».

Quali motivi possono portare a spostare i margini?
«Uno dei motivi può essere l’aumento della domanda di sviluppo nelle aree urbane».

E la legge regionale sull’urbanisitica che ruola ha?
«Quello di avere dal Comune una definizione di cosa è area rurale e cosa è area urbana. Anche se la loro configurazione può cambiare nel tempo: ma il principio generale della legge rimane sempre lo stesso. Nelle aree rurali non si possono fare insediamenti abitativi. Nelle aree urbane si possono costruire o riqualificare le case».

Comunque l’ultima parola sarà sempre del Comune?
«Sì, sarà il Comune a decidere. Tranne nel caso dell’autorizzazione ai capannoni industriali dentro le aree rurali».

Samuele Bartolini – Il Tirreno 31.10.2014

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