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Anna Marson: «Potenti lobbies del cemento contro di me»

Inserito da il 21 Luglio 2014 – 13:30Nessun Commento

L’assessore denuncia continui attacchi da chi non accetta il rispetto dei beni comuni. Rossi replica.

Per molti è il fiore all’occhiello della giunta regionale di Enrico Rossi, per altri la sua spina. Lei, Anna Marson, l’assessora anti-cemento, 57 anni, veneta ma da 14 anni trapiantata in Toscana, non si scompone e dopo l’approvazione del Pit ha accettato di raccontare al Tirreno i suoi progetti per il futuro e anche le amarezze per le critiche ricevute.

Partiamo dal Pit, appena approvato. C’è il rischio che la pista di Peretola in sede di Via nazionale da 2mila venga aumentata a 2400 metri?

Anna-Marson«Le forze in campo potrebbero, come avviene purtroppo spesso nel nostro Paese, cambiare le regole del gioco a partita già iniziata. Sarebbe un grave strappo nei rapporti tra Stato e Regione per quanto riguarda le competenze concorrenti in materia di governo del territorio. Anche se purtroppo siamo in un tempo dai tanti strappi».

La vendita delle quote pubbliche da parte della Regione ha indebolito il Pit?

«Se almeno per quanto riguarda la società aereoportuale di Pisa i soci a maggioranza fossero rimasti pubblici il rispetto del Pit sarebbe stato maggiormente garantito».

Si torna a parlare anche dei terreni dell’ex Fondiaria. Il Pit cosa prevede?

«Che gli 80 ettari di parco pubblico previsti nel piano di Castello siano confermati e messi in connessione con gli oltre 7mila ettari di aree agricole e ambientali del parco agricolo della piana. Queste aree nel loro insieme, collocate all’interno della principale area insediativa della Toscana, costituiscono una straordinaria occasione per qualificare le molte periferie che oggi vi si affacciano».

Sì, ma Della Valle potrà farci la Cittadella viola, per capirci?

«Gli 80 ettari dove qualcuno aveva ipotizzato di farla sorgere restano destinati a parco. Anche le cosiddette funzioni accessorie di cui oggi si parla o vanno a sostituire altri volumi già previsti dal piano o lì è impossibile».

Come ha trovato la Toscana quando è diventata assessore.

«Una Toscana ancora bella, con paesaggi tuttora straordinari e con un senso dell’azione collettiva ancora abbastanza radicato. Ma anche con molte edificazioni contemporanee di bassa qualità e avulse dal contesto che hanno contribuito a offuscare l’immagine che questo territorio ha e il credito sul buon governo di cui tuttora gode».

A parte il Pit, le altre realizzazioni ?

«Innanzitutto il recupero di qualità tecnica e di trasparenza rispetto alla discrezionalità politica».

A cosa si riferisce in concreto?

«Alla capacità della Regione di assicurare correttezza e qualità tecnica della pianificazione territoriale anche locale»

Cosa resta ancora da fare?

«Entro la fine della legislatura realizzeremo la riforma della legge di governo del territorio e approveremo il Piano paesaggistico regionale, mobilitando le Università toscane. Un piano che rende disponibili a tutti le chiavi di lettura della ricchezza dei molteplici paesaggi toscani quali risorse fondamentali per un nuovo modello di sviluppo durevole».

Che cosa l’ha ferita in questi anni?

«Ho purtroppo toccato con mano più volte il potere di chi si coalizza per l’impiego di finanziamenti pubblici e delle altre leve dell’azione pubblica a favore di interessi più o meno particolari, anziché generali, così come la difficoltà di azioni regolatrici nei confronti di chi sfrutta indebitamente i beni comuni».

A quali lobbies si riferisce?

«Lobbies composite che perseguono idee di sviluppo arretrate. Non mi sarei aspettata che questi interessi si traducessero in campagne denigratorie con attacchi anche personali nei miei confronti, a fronte di azioni sempre condivise dal governo regionale».

Esempi?

«Dai fautori di un grande aeroporto a Firenze “senza se è senza ma” agli attacchi delle imprese di cava con pagine di giornali comprate in cui sono stata attaccata con nome e cognome. Attacchi odiosi che in altre regioni mi avrebbero costretto a girare con le guardie del corpo. Qui spero non ancora».

Altri attacchi che l’hanno più ferita?

«Mi ha anche turbato il silenzio della televisione pubblica sulle politiche del mio assessorato, politiche peraltro di interesse rilevante per tutti i cittadini, ancor più a fronte degli ampi spazi comunicativi concessi ad altri assessori regionali su questioni di assai minor interesse pubblico. Il Tg3 regionale ha deciso di oscurarmi».

L’accusano di ideologismo ambientale.

«Di sicuro qualcuno avrebbe preferito avessi svolto il mio ruolo in modo più ornamentale, comunicando che tutto andava per il meglio senza preoccuparmi troppo di cambiare lo stato delle cose».

Nomi?

«Non si tratta di persone, ma della amara constatazione, nella mia esperienza di questi anni, che molte scelte politiche si formano e consolidano in luoghi, tempi e modalità extraistituzionali».

Nel 2015 che farà?

«Mi piacerebbe continuare il lavoro iniziato in Regione, ma solo a condizioni di poter portare avanti azioni significative per il buon governo del territorio regionale»

Mario Lancisi – Il Tirreno 21.7.2014

Rossi: «Non siamo ostaggi delle lobbies del cemento»

Enrico-RossiQuando ha letto di buon mattino l’intervista del Tirreno alla Marson, il presidente Enrico Rossi è sbuffato: «Proprio ora che dobbiamo approvare il piano paesaggisto e la legge urbanistica». E lì per lì voleva far cadere i “sassolini” dell’assessore più apprezzato ma anche criticato della giunta regionale. Poi però si sono levati molti mal di pancia e Rossi ha deciso di scrivere una nota di risposta in cui alterna la carota e il bastone.

«Anna Marson ha dato un contributo fondamentale alla svolta nelle politiche del territorio che si sta attuando in Regione Toscana. Senza la sua competenza, il suo impegno costante, la sua tenacia questa svolta non sarebbe possibile», è l’incipit della nota di Rossi. Però, già c’è anche un però che stronca il cuore dell’intervista della sua assessora: «Però Anna sbaglia quando dipinge la Toscana come un luogo di lobby e di intrecci tra politica e interessi privati. Se così fosse non sarebbe stato possibile approvare un piano del paesaggio unico in Italia, bloccare le edificazioni nelle aree a rischio, elaborare una nuova legge di governo del territorio, che non è sbagliato definire rivoluzionaria».

Rossi rimprovera indirettamente la Marson quando sostiene che vanno ascoltati i comitati (grandi fautori della docente veneta) ma anche «gli interessi legittimi». Un invito insomma a tener conto degli uni e degli altri e poi «decidere per l’interesse generale». Sembra di capire in controluce l’accusa alla Marson di pendere da una parte, i comitati, a sfavore delle categorie.

Rossi poi si diffonde in apprezzamenti per il lavoro compiuto dal consiglio regionale e dalle commissioni per non isolare la giunta e la Marson: «Si sono fatte svolte politiche importanti grazie al contributo di tutti. E ci aspettano altre scelte decisive prima della chiusura della legislatura», sottolinea il Governatore. Proprio per questa necessità di portare in porto l’approvazione definitiva del piano paesaggistico e della legge urbanistica, Rossi fa appello all’unità della maggioranza e invita alla Marson a non usare «parole che dividono».

Mario Lancisi – Il Tirreno 22.7.2014

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